Abbasso la Raggi, viva l’Appendino – di Margherita Genovese

Non passerà molto e la claque grillina troverà un altro slogan da ritmare nelle piazze per dirottare l’attenzione sul caso Roma. Sarà celebrata l’Appendino e si stenderà un velo pietoso sulla Raggi. Già Di Battista si scaglia con rinnovata veemenza (ha resettato i suoi passaggi in doppiopetto sulle reti compiacenti e compiaciute che gli hanno dato spazio) contro i giornalisti impiccioni e praticamente chiede il silenzio stampa sul caso Roma. Chissà che non lo ottenga. A cominciare da La7. 

Solo una mente libera e funzionante, non priva di studi qualificanti, può opporre a questa strategia mistificatrice l’argomento principe che spiega la più tranquilla gestione dell’amministrazione comunale torinese. Innanzi tutto la differenza storica e culturale tra Torino e la capitale del Paese. Tra la monarchia sabauda di Cavour e D’Azeglio e la tirannia liberticida e canagliesca dei papi Re e del Marchese del Grillo. E in seconda non secondaria istanza, la lunga esperienza dell’onesto, e capace, Fassino alla guida di quella città.

A Torino è avvenuto un cambiamento più di faccia(ta) che di sostanza: la candidata sindaca ha goduto per vincere della spinta nazionale di un movimento corteggiato sui media dagli intellettuali di comodo per azzoppare Renzi; e di quella annosa vicenda tav che ha messo insieme la rivolta dei blackbloc più scatenati e le ragioni più serie dei valligiani piemontesi.

Nessun grande merito politico personale per la giovane rigida bocconiana, peraltro ben inserita anche tra gli odiati poteri forti della nuova borghesia antirenziana. Soltanto una maggiore sobrietà nell’immagine di sé, priva della spocchia e della sicumera della sindaca romana.

Per lei il vantaggio innegabile di un’eredità di grande pregio: la lunga pratica amministrativa di una sinistra laboriosa e inclusiva sotto la guida di Fassino,  che ha perso al ballottaggio per l’appoggio ai grillini di una parte di destra sconclusionata e rancorosa. Solo chi ha contezza dei fatti può rispondere adeguatamente alla carica di messaggi celebrativi dell’Appendino con cui la Casaleggio Comunication sta per inondare lo stupidario dei social.