6 giugno ’44, in milioni dalle Americhe per salvarci – di Mirko Crocoli

E’ il D-DAY, Overlord, lo sbarco in Normandia, la più grande e imponente operazione bellica della storia. Questa volta il viaggio è al contrario. Non più, come spesso accaduto nel secolo scorso, dall’Europa verso il “sogno” Americano, questa volta la traversata della speranza fa il percorso a ritroso. Gran parte dei militari degli Stati Uniti si dirigono verso l’isola di Sua Maestà per preparare l’ultimo attacco finale, l’atto che ha liberato il Vecchio Continente dalla tirannia Nazista.

Tanta intelligence prima del 6 giugno ’44; tanto depistaggio e controspionaggio. “Fumo negli occhi” per confondere i gerarchi del Fuhrer, finte postazioni, messaggi fuorvianti e uno schieramento di mezzi in gomma e legno sulle coste della Gran Bretagna per destabilizzare le scelte difensive di Berlino. L’operazione “Bodyguard” è già attiva da alcuni mesi, ed è quanto di più interessante sotto il profilo tattico e di secret service.

D. Eisenhower (futuro presidente) è il gran capo dell’adunata, Patton (il Generale d’Acciaio) e Bernard Montgomery i suoi delfini. Oltre 3 milioni gli uomini suddivisi in tante nazioni: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Scozia e Paesi del Commonwealth. La macchina bellica è sensazionale, migliaia tra mezzi navali e aerei e troppi i giovani ragazzi d’oltreoceano pronti a morire per la nostra libertà.

L’Europa in macerie chiama disperatamente la grande America, in un grido d’aiuto fortunatamente ascoltato e recepito. Washington e Londra si coordinano in un evento che passerà alla storia. Il secondo e ultimo conflitto mondiale sta giungendo al termine e quando le armate mettono piede sulle spiagge di Omaha beach, Utah, Sword, Juno e Gold, ormai il dado è tratto. Il Terzo Reich e la Wermacht sono in stato d’agonia, con troppi fronti aperti. L’Unione Sovietica ad est li ha costretti alla ritirata, a sud l’Italia e il Mediterraneo sono ormai liberati, manca dunque soltanto il colpo di grazia, sferrato a nord, sulle spiagge della Normandia.

Nelle primissime ore la resistenza sotto i comandi del Feldmaresciallo Rommel e del Generale von Rundstedt cerca di tenere duro. Casematte, batterie costiere e piccoli bunker sparsi ovunque, fanno fuoco dalle alture su tutto e tutti. Cadono a terra in molti, scoperti – purtroppo – sulle bianche spiagge della Francia. Un massacro che ancora oggi viene ricordato e commemorato dalle istituzioni di tutto il mondo. Hitler era convinto che sarebbero sbarcati a Calais. Il gioco delle spie aveva funzionato. Gran parte delle armate dell’asse aspettavano in quella zona, non curandosi dei veri punti scelti da Eisenhower.

Adolf “il folle” ancora aspetta a Calais e, anche se la vittoria è stata di gran misura, in milioni hanno lasciato la vita terrena in quei duri combattimenti. Ora riposano in pace nei tanti cimiteri di guerra dislocati in Europa, ed è a loro che va il nostro pensiero e la nostra commossa preghiera, per una libertà che ci è stata donata e che ancora oggi viviamo solo grazie a quei martiri venuti da molto lontano.