‘Mare Nostrum ora indispensabile, ma potenziare Frontex’

Frontex non puo’ attualmente rimpiazzare Mare Nostrum nel lavoro di assistenza ai migranti che la missione italiana sta svolgendo: si tratta, casomai, di incrementare l’operativita’ dell’agenzia europea per rendere meno oneroso lo sforzo italiano, che potra’ gradualmente diminuire, anche cercando forme di cooperazione tra i due dispositivi. E’ questo, secondo indiscrezioni, il ragionamento su cui avrebbero concordato i funzionari che si sono seduti oggi, a Roma, attorno al "tavolo tecnico" Ue-Frontex-Italia: una riunione in qualche modo preparatoria al vertice tra il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il commissario Ue agli Affari interni Cecilia Malmstroem, in programma mercoledì a Bruxelles e dal quale si attendono decisioni politiche.

Vertice sul quale non potra’ non pesare il richiamo dell’Onu a non lasciare l’Italia "da sola": "Non dovrebbe esser lasciato a un solo Paese il compito di far fronte al massiccio flusso di migranti", ha detto il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric, secondo cui "ci dovrebbe essere uno sforzo internazionale", sia a sostegno delle nazioni che ricevono i migranti, sia perche’ "tornino condizioni di pace e prosperita’ nei loro Paesi di origine".

Tornando alla riunione di oggi, "e’ stato solo un tavolo tecnico: compito dei tecnici e’ predisporre una serie di opzioni, ma cosa mettere in campo e’ la politica a deciderlo", spiega una fonte a conoscenza dei colloqui. Ma proprio analizzando la questione immigrazione da un punto di vista tecnico, gli esperti hanno concordato sul fatto che, stante l’attuale situazione geopolitica in Libia e negli altri Paesi di provenienza dei migranti, con decine di migliaia di persone disposte a tutto pur di fuggire, i naufragi e le morti si moltiplicherebbero in modo esponenziale con un’operazione di assistenza meno capillare di Mare Nostrum.

Sarebbe "un’ecatombe", come hanno sottolineato alle Capitanerie di Porto. Gia’ cosi, nonostante il numero imponente di navi militari ed aerei che pattugliano il Canale di Sicilia, le vittime si contano a migliaia: secondo l’Unhcr 1.889 persone sono morte nel Mediterraneo nel 2014, 1.600 delle quali dall’inizio di giugno. Solo da venerdi’ a domenica si e’ avuta notizia di tre naufragi: circa 250 migranti sono morti a ridosso delle coste libiche, che sono state ricoperte di cadaveri; altre 18 persone sono state trovate morte su un barcone e 24 sono i corpi recuperati dopo l’affondamento di un peschereccio domenica sera, anche se si stima che i dispersi, in quest’ultimo caso, siano "un centinaio".

Tanti morti ma, nelle stesse ore, oltre 4.000 persone che rischiavano di fare la stessa fine sono state tratte in salvo dalle navi della Marina e della Guardia costiera. Dunque, un’operazione di assistenza che occorre portare avanti, ma che non puo’ ricadere interamente sull’Italia, e non solo da un punto di vista finanziario (Mare Nostrum costa 9 milioni al mese, che pesano tutti sul bilancio della Marina, ormai senza soldi per la manutenzione ordinaria della flotta).

Ecco, dunque, la necessita’ di incrementare l’efficacia di Frontex, l’agenzia europea per la gestione dei flussi migratori, attribuendole un ruolo piu’ "operativo" rispetto a quello odierno, che e’ poco piu’ che virtuale. Sulla forma da dare a questa nuova "Frontex plus" i tecnici hanno ragionato, parlando di Paesi "contributori", di unita’ navali ed aerei da mettere in campo, di costi, di fasce di mare da pattugliare, di forme di cooperazione tra i due dispositivi navali, alleggerendo lo sforzo che grava su Mare Nostrum ma non le capacita’ complessive, oggi quantomai necessarie per garantire la sopravvivenza dei disperati che affrontano il mare a bordo delle loro carrette. Capacita’ di ricerca e soccorso che potrebbero essere garantite anche da una task force navale multinazionale, magari a guida italiana, composta da navi da vari Paesi europei, come gia’ avviene con la missione antipirateria Atalanta.

E’ l’idea lanciata ieri dal capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che pure e’ stata discussa nella riunione di oggi. Potrebbe passare anche attraverso una soluzione di questo tipo la "exit strategy" da mare Nostrum, che Alfano domani comincera’ ad affrontare in termini politici con l’Europa. L’obiettivo di massima sarebbe quello di portare al prossimo Consiglio de ministri degli affari interni Ue, in programma a Lussemburgo per il 9 e 10 ottobre, un pacchetto di interventi su cui raccogliere il consenso politico dei 28 Paesi dell’Unione. E passare cosi’ entro la fine dell’anno da un’operazione Mare Nostrum totalmente a carico dell’Italia a una nuova missione dove il nostro Paese potrebbe mantenere un ruolo importante, ma il cui peso in termini di finanziamenti, uomini e mezzi sarebbe ripartito tra il bilancio Ue e i vari Paesi chiamati a farne parte.