Voto elettronico per gli italiani all’estero? “Possibile, ma senza togliere quello per corrispondenza”

"Quantomeno nel breve e medio periodo servirà che il voto elettronico sia scelto dall'elettore come alternativa alla modalità generale del voto per corrispondenza, al pari dell'opzione attualmente prevista del voto nel comune di residenza storica"

v
voto all'estero

Marco Galdi, professore associato di diritto pubblico del Dipartimento di scienze economiche e statistiche nell’Università di Salerno (UNISA), durante l’indagine conoscitiva della Giunta delle elezioni nell’ambito delle modalità applicative, ai fini della verifica elettorale, della legge 27 dicembre 2001, n. 459, recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”, ha detto: “Nel caso del voto degli italiani all’estero, il primo problema è quello di ridisegnare i collegi e cercare di introdurre le quote di genere”.

Sulla possibilità di utilizzare il voto elettronico o i seggi nei consolati: “E’ stata nuovamente avanzata la proposta di consentire il diritto di voto presso le ambasciate, i consolati o altre rappresentanze italiane all’estero. Francamente mi pare che questa ipotesi sia del tutto da scartare perché negherebbe di fatto il principio di effettività del diritto di voto. Non posso dire altrettanto per il ‘remote voting’, sulla scorta anche di alcuni paesi europei, in primis l’Estonia. Ove il legislatore ne valuti la sicurezza, esso è senz’altro compatibile col principio di effettività del voto”.

“L’attuale disciplina che prevede il voto per corrispondenza come modalità generale, con tutte le problematiche applicative che presenta – aggiunge – in ogni caso ha il pregio di dare attuazione al dettato costituzionale lì dove nell’articolo 48 della Costituzione al comma 3 prevede che la legge debba assicurare l’effettività del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero”.

“Il ‘remote voting’ non potrà essere, quantomeno nella prospettiva del breve e medio periodo, adottato come modalità generalizzata per il voto degli italiani all’estero. Il principio di effettività del diritto di voto, di cui all’articolo 48, comma 3, della Costituzione, infatti ne impedisce un uso esclusivo almeno finché gli elettori non saranno tutti nativi digitali. Cioè finché sussista il rischio che soprattutto i più anziani non abbiano la necessaria alfabetizzazione informatica”.

“Quantomeno nel breve e medio periodo – aggiunge – servirà che il voto elettronico sia scelto dall’elettore come alternativa alla modalità generale del voto per corrispondenza, al pari dell’opzione attualmente prevista del voto nel comune di residenza storica”.