Terrorismo, Gentiloni: unica intelligence europea, sogno da coltivare

L’agenzia europea per l’intelligence "credo che sia un sogno che dobbiamo coltivare. Non mi nascondo che siamo ancora ai primi passi di una strada che ci porti ad avere una politica estera, di difesa e sicurezza comuni. Credo che Federica Mogherini stia facendo i passi possibili in questa direzione. Certo, non si fa in 3 mesi una politica estera o tantomeno di intelligence comune". Lo afferma il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in una intervista al Quotidiano nazionale nella quale sottolinea che "non dobbiamo accettare una identificazione tra Islam e terrorismo: farlo sarebbe, oltre che un regalo ai terroristi, un’idiozia. Detto questo, una parte importante spetta ora ai governi alle istituzioni religiose e alla società civile dei paesi islamici. La sfida terroristica ha come bersaglio i governi di quei Paesi, spesso prima ancora che l’Occidente. Ora, noi ci aspettiamo che dai Paesi islamici ci sia più determinazione e più coesione. Abbiamo visto ultimamente segnali importanti, mi riferisco al discorso del presidente egiziano Sisi all’università di al Azar. Ci auguriamo che tutti i governi dei Paesi a maggioranza islamica facciano lo stesso. Noi ci siamo attrezzando, auspico che lo facciano anche loro".

 

In merito all’Isis quindi sottolinea: "Credo che la coalizione abbia ottenuto alcuni risultati. Primo su tutti, fermare l’offensiva militare. E credo che l’Italia svolga una parte adeguata. Domani a Londra faremo il punto con i principali alleati".

La liberazione dopo 5 anni di Buoncompagni e Bruno in India è un segnale anche sul caso dei due marò italiani? "Le due vicende sono assolutamente indipendenti. Sui marò registro il fatto che il 12 gennaio la Corte Suprema ha accolto le motivazioni umanitarie della richieste italiane e abbiamo adesso un periodo di poco meno di 3 mesi per trovare, in collaborazione con il governo indiano, una possibile via d’uscita"; "in questo momento abbiamo una discussione in corso e ci aspettiamo che questi contatti producano i risultati".

Sulle polemiche in merito al presunto riscatto per la liberazione delle due cooperanti italiane rapite in Siria: "Dico che bisogna combattere con rigore l’industria dei sequestri di persona. E che tra gli obblighi di un Paese c’è quello di proteggere la vita e l’incolumità dei propri cittadini, e questo lo si può fare in tanti modi. Grazie alla professionalità della nostra intelligence e dell’unita di crisi della Farnesina, l’Italia ha mostrato di saperlo fare, ottenendo risultati non diversi a quelli di altri Paesi. E senza azioni militari. Lavorando talvolta in cooperazione con servizi di altri Paesi. Ed è naturale mantenere una riservatezza su questo".