Senato dà l’ok, addio alla Forestale e più poteri al premier

Senza nessun voto contrario, quasi un record, un solo astenuto e 144 voti favorevoli, Marianna Madia porta a casa la prima tappa del suo disegno di legge di riforma della Pubblica Amministrazione. Un provvedimento, collegato alla manovra finanziaria, che avrà l’effetto di introdurre la carta digitale, il silenzio-assenso, tagliare del 60% il costo delle intercettazioni telefoniche, tagliare le Prefetture-Uffici territoriali del governo che confluiranno nell’ufficio territoriale dello Stato, rafforzare i poteri della Presidenza del Consiglio su nomine e vigilanza sulle agenzie governative nazionali e sugli enti pubblici non economici, riduce da 4 a 5 i Corpi di Polizia, con lo scioglimento della Forestale, il taglio delle società partecipate (per le quale viene anche prevista la possibilità di commissariamento in caso di bilanci in perdita.

Quella della Pubblica Amministrazione "è una riforma per il Paese, che tocca tutti i settori, dunque c’era il rischio che potesse essere annacquata in Parlamento. Invece c’è stato un dibattito serio, nessun ostruzionismo, e sull’unico emendamento su cui ieri c’è stata una maggioranza diversa, quella sui piccoli Comuni, il governo farà un approfondimento ulteriore alla Camera perché riconosco che ciascun senatore ha lavorato nell’esclusivo interesse del Paese e non per tornaconti personali" ha spiegato il ministro della Pubblica Amministrazione dopo il voto.

Nonostante l’assenza di voti contrari, non sono mancati i rilievi da parte delle opposizioni, secondo cui la delega sarebbe troppo amplia e indeterminata, oltre a costituire un’occasione mancata per riorganizzare realmente, e in tempi certi, le pubbliche amministrazioni.

L’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato è stato ancora contestato, perché metterebbe a rischio competenze specifiche nella prevenzione del dissesto idrogeologico, nel contrasto degli ecoreati e delle frodi alimentari. M5S e Sel hanno criticato la delega in bianco sui servizi pubblici locali, che non offrirebbe garanzie sulla gestione pubblica del servizio idrico; le norme su silenzio assenso e conferenza dei servizi, che indeboliscono la tutela dell’ambiente e del territorio; il mancato coinvolgimento di cittadini e associazioni nei processi decisionali, la tendenza a verticalizzare la pubblica amministrazione e a comprometterne l’imparzialità. Lega e Forza ITalia hanno rilevato che la delega non riduce la spesa e hanno contestato l’intervento sulle Camere di Commercio.