Scuola, il ministro Giannini: la protesta è tutta politica

"Dobbiamo andare oltre gli slogan. Questo è un dovere nostro, visto che una narrazione imperfetta ha prodotto false credenze. Ma è anche un dovere e un diritto di chi riceve la proposta di riforma: perché di slogan stagionati ne abbiamo sentiti troppi. E quando contro questa riforma vedo in piazza un’alleanza tra destra, sinistra conservatrice, leghisti, grillini, mi accorgo che la dimensione elettorale travalica tutte le altre". Lo dice il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, in un’intervista al Messaggero nella quale sottolinea che "si sovrappone alla resistenza culturale una battaglia politica contro il governo. Questo è già avvenuto sul Jobs Act – in cui abbiamo proposto l’eliminazione del precariato – e si ripete ora contro questa legge in cui noi proponiamo l’eliminazione della babele delle graduatorie del precariato storico e il ripristino, da quest’anno, del concorso per nuovi assunti. Oltretutto, questa battaglia politica contro la riforma avviene alla vigilia delle elezioni regionali".

Aggiunge anche che "non è facile spiegare in maniera precisa certi aspetti tecnici, in un mondo dell’informazione che sintetizza, come è suo compito, le cose. Nessuno, per esempio, ha mai parlato del preside onnipotente. Un altro mito che si è venuto a creare riguarda la presunta assunzione per una durata di soli tre anni. Ma stiamo scherzando? Nessuno mai, ovviamente, ha pensato una cosa del genere. Il disegno di legge parla invece di incarichi, almeno triennali, una volta che si è stati assunti in maniera definitiva".

"Noi sentiamo un forte legame culturale tra la nostra riforma e quella del ministro Berlinguer. In un diverso momento storico, si era sentita l’esigenza di ripartire da una scuola autonoma, libera di apprendere e centra le nella società".

Nell’intervista il ministro sottolinea che oggi "l’urgenza di cambiare il sistema è più forte di prima ed è diventata quasi drammatica. In Italia, si può parlare oggi di un’urgenza educativa. La forza di questo governo e del Partito democratico è credere che sinistra e progresso non siano un ossimoro ma un’unica missione. Non ho sempre visto, nella sinistra italiana, una grande voglia di cambiamento. In certi momenti, la sinistra è stata più legata alla conservazione che all’innovazione". E conclude: "Il cambiamento, oggi come in passato, lo deve produrre la politica. Io mi auguro che questa riforma sia un’occasione, per quella parte di sindacato non arroccato su posizioni di mantenimento del potere, di riflettere sul proprio ruolo. Che non può essere sempre quello del frenare. E questa riflessione non deve riguardare solo la scuola, ma soprattutto la scuola. Perché gli insegnanti non sono solo lavoratori ma lavoratori che educano".