La Corte costituzionale ha deciso di rinviare alla Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) la valutazione sulla compatibilità con il diritto europeo delle nuove norme che hanno modificato la disciplina della cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis).
La decisione riguarda il cosiddetto “decreto Tajani“ (decreto-legge n. 36 del 28 marzo 2025), successivamente convertito nella legge n. 74 del 2025, con cui il Governo aveva introdotto importanti limitazioni alla trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti di cittadini italiani residenti all’estero.
I dubbi sulla compatibilità con il diritto europeo
Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa nazionali, la Consulta ha ritenuto opportuno chiedere un pronunciamento alla Corte di Lussemburgo affinché venga chiarito se le nuove restrizioni previste dalla normativa siano compatibili con il diritto dell’Unione europea.
La decisione nasce dalle questioni di legittimità sollevate dai Tribunali di Mantova e Campobasso, che, attraverso due ordinanze sostanzialmente analoghe, hanno espresso dubbi sulla conformità della legge ai principi costituzionali ed europei.
Particolare attenzione è stata posta sulla retroattività di alcune disposizioni contenute nell’articolo 3 della legge, ritenuta dai giudici remittenti potenzialmente lesiva di diritti già maturati.

Le questioni sollevate
Secondo le ordinanze dei tribunali, la normativa potrebbe entrare in contrasto con numerosi principi sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e dai Trattati dell’Unione europea.
Tra gli aspetti evidenziati vi è il principio secondo cui la cittadinanza dell’Unione europea spetta a chiunque possieda la cittadinanza di uno Stato membro. Da qui la richiesta alla Corte di Giustizia dell’UE di chiarire se le limitazioni introdotte dal legislatore italiano siano compatibili con il quadro normativo europeo.
Il decreto sulla cittadinanza
Il provvedimento era stato presentato dal Governo come una misura urgente per contrastare quello che l’Esecutivo aveva definito il fenomeno della “cittadinanza facile” o della cosiddetta “industria della cittadinanza”, con particolare riferimento alle richieste provenienti dai discendenti di emigrati italiani residenti all’estero.
La riforma ha modificato in maniera significativa le regole per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, suscitando un ampio dibattito politico e giuridico, soprattutto tra le comunità italiane all’estero e tra gli esperti di diritto della cittadinanza.

Attesa per la decisione della Corte di Giustizia UE
Sarà ora la Corte di Giustizia dell’Unione europea a esprimersi sull’interpretazione del diritto europeo e sulla compatibilità della normativa italiana con i principi dell’Unione.
Il pronunciamento della Corte di Lussemburgo potrà avere un impatto significativo sul futuro della disciplina della cittadinanza italiana per discendenza e sulle migliaia di procedimenti che riguardano i discendenti degli emigrati italiani residenti nel mondo, tema che continua a essere al centro del dibattito istituzionale e giuridico.





























