Ricordare il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli e rendere omaggio al contributo fondamentale delle comunità friulane emigrate nella ricostruzione della regione. È questo il significato della Convention 2026 dei Friulani nel Mondo, che in questi giorni sta riportando in Friuli rappresentanti dei Fogolârs Furlans provenienti da ogni continente.
L’iniziativa, promossa dall’Ente Friuli nel Mondo, riunisce delegazioni provenienti dall’Europa, dalle Americhe e dall’Australia in un ricco programma di incontri istituzionali, momenti commemorativi e occasioni di confronto dedicate a rafforzare il legame tra la terra d’origine e le comunità friulane all’estero.
Oltre 140 Fogolârs uniti dal legame con il Friuli
Sono più di 140 i Fogolârs Furlans che fanno parte della rete coordinata dall’Ente Friuli nel Mondo, realtà che da decenni mantiene vivi i rapporti con le comunità di emigrati e con i loro discendenti.
La Convention rappresenta un’importante occasione per trasmettere alle nuove generazioni il valore dell’identità friulana e per ricordare il ruolo svolto dagli emigrati nella storia della regione.
Tra le delegazioni più numerose figura quella proveniente dal Canada, testimonianza della vitalità delle storiche comunità friulane oltreoceano.
La visita alla Protezione Civile di Palmanova
Uno dei momenti più significativi della Convention è stato l’incontro presso la sede della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, a Palmanova, simbolo del modello di gestione delle emergenze nato proprio dall’esperienza del terremoto del 1976.
Ad accogliere i partecipanti sono stati l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e Protezione civile Riccardo Riccardi e il direttore della Protezione Civile regionale Amedeo Aristei, che hanno illustrato l’evoluzione di un sistema oggi considerato un punto di riferimento a livello nazionale.
“Accogliere oggi nella sede della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia i componenti della delegazione proveniente dal Canada è motivo di grande orgoglio”, ha dichiarato Riccardi, sottolineando come la visita rappresenti il primo appuntamento delle celebrazioni dedicate al cinquantesimo anniversario del sisma.
“Gli emigrati furono decisivi per la ricostruzione”
Nel suo intervento, Riccardi ha ricordato il ruolo determinante svolto dall’emigrazione friulana dopo il terremoto.
“L’esperienza dell’emigrazione friulana e la solidarietà internazionale che si sviluppò attorno alla ricostruzione rappresentano un capitolo fondamentale della nostra storia. Abbiamo voluto rendere omaggio a chi ne è stato protagonista e ai figli di quei protagonisti, che continuano a mantenere vivo il legame con questa terra.”
L’assessore ha inoltre evidenziato come il percorso degli emigrati friulani costituisca ancora oggi un esempio di integrazione e responsabilità.
“I friulani che partirono per cercare lavoro all’estero seppero costruirsi un futuro rispettando le leggi, le tradizioni e le culture dei Paesi che li accolsero. Fu proprio questo comportamento a favorire il riconoscimento e la straordinaria solidarietà internazionale che il Friuli ricevette dopo il terremoto, contribuendo in modo determinante al successo della ricostruzione.”
Memoria, identità e futuro
Il momento centrale della Convention è in programma all’Auditorium Comelli di Udine, con un evento trasmesso in diretta televisiva e in streaming per consentire anche ai corregionali residenti all’estero di partecipare simbolicamente alle celebrazioni.
Dopo i saluti istituzionali e l’intervento del presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Franco Iacop, sarà proiettato il documentario Quando la terra chiama, seguito dalle testimonianze dei rappresentanti dei Fogolârs Furlans, che racconteranno esperienze, ricordi e il costante impegno delle comunità friulane nel mondo.
La Convention 2026 si conferma così non soltanto un momento commemorativo, ma anche un’occasione per riflettere sul valore dell’emigrazione friulana come patrimonio storico, culturale e sociale. Un’eredità che continua a rafforzare il legame tra il Friuli Venezia Giulia e le migliaia di corregionali che, pur vivendo all’estero, mantengono vivo il senso di appartenenza alle proprie radici.






























