Riforme, Zanda (Pd): clima violento, Grasso intervenga

"Il presidente ha concesso il voto segreto ad un emendamento il cui contenuto non lo meritava. L’ho detto e ho motivato la mia richiesta sul piano procedurale e di contenuto. Poi il voto è stato concesso e a quel punto non c’è stata da parte mia e di nessun altro senatore del Pd nessuna protesta. Abbiamo rispettato la sua decisione così come dovevamo fare. Lo stesso non può dirsi per i colleghi di Sel, Lega e M5S che in più occasioni hanno interrotto i lavori con modi intollerabili in un Parlamento democratico". Così, in una intervista al Messaggero, il capogruppo del Pd in Senato Luigi Zanda commenta l’infuocata giornata di ieri a Palazzo Madama e la sua contestazione al presidente del Senato Pietro Grasso per la decisione di votare a scrutinio segreto l’emendamento della Lega che ha determinato la prima sconfitta della maggioranza sulle riforme.  

"Se nell’Aula del Senato non verranno ristabilite delle condizioni civili, non violente, non rissose, di lavoro comune, risulterà violentemente menomato il regolare svolgimento di un fondamentale organo costituzionale: il Parlamento".

Secondo Zanda "quello dei franchi tiratori è un delitto perfetto, nessuno sa chi si nasconde sotto quei voti", "considero sbagliato l’utilizzo del voto segreto per ragioni o manovre politiche. Il voto segreto è previsto dall’ordinamento solo per questioni di coscienza o di particolare delicatezza", "la Costituzione è l’atto legislativo più importante del nostro ordinamento, ma credo che proprio per questo la si debba onorare con il voto palese".

"Ritengo indispensabile che il ballottaggio sopravviva. La soglia per il premio di maggioranza al vincitore può essere elevata, magari al 40 per cento. Le soglie di accesso potrebbero essere portate tra 4 e il 5 per cento". Secondo Zanda "Sel ha sbagliato a presentare 7 mila emendamenti ma serve continuare a cercare forme di collaborazione nel centrosinistra". E delle elezioni anticipate dice: "Continuo a pensare che andare alle elezioni anticipate sarebbe una grande sconfitta, un evento dannoso e rischioso per le condizioni economiche, delicatissime, in cui si trova il Paese. Intorno a noi vedo una fioritura di violenza e di guerre che vanno da Gaza, alla Libia, all’Ucraina e all’Iraq. Siamo nel semestre di presidenza europea dell’Italia: andare alle urne è un evento da scongiurare".