"Siamo a un bivio straordinario, se imbocchiamo la strada delle riforme tutto sarà più semplice. Se, al contrario, si affossa il percorso, diventa davvero delicato immaginare uno spazio di speranza per questa legislatura". Non usa mezzi termini Matteo Renzi. Nel momento più delicato, lancia il suo ultimatum al Parlamento e manda un messaggio chiaro anche a Palazzo Chigi: niente rinvii, se la legge elettorale non viene approvata subito, la legislatura finisce qui.
Pronta l’apertura del premier Enrico Letta che si professa primo tifoso del buon esito delle riforme: "Sostengo con grande forza l’iniziativa sulla legge elettorale e sulla fine del bicameralismo perfetto che renderebbero l’Italia più forte. Il più felice se ci fosse un risultato positivo sarei io".
In queste ore l’offensiva renziana sta entrando nella fase più calda. Se le Camere votassero la legge elettorale, spiega in un’intervista al Messaggero, "avrebbero l’opportunità di riscattarsi dalla brutta pagina dell’elezione del presidente della Repubblica" e avviare "una stagione costituente", si può arrivare con la legislatura ”perfino al 2018”. Quanto al merito della legge elettorale, nel giorno in cui è scaduto in commissione Affari costituzionali alla Camera il termine per la presentazione degli emendamenti, Renzi osserva: "Qualcuno dice che la legge elettorale che abbiamo proposto è come il Porcellum. Chi dice questo vive sulla luna. Con questa legge elettorale un vincitore ci sarà sempre e non ci sono le grandi circoscrizioni".
Nel frattempo il confronto in Parlamento entra nel vivo. A far discutere le forze politiche sono i temi noti: le soglie per i partiti più piccoli e quella per l’accesso al premio di maggioranza, la parità di genere tra uomini e donne, la definizione dei collegi e, soprattutto, il tema della scelta dei candidati da parte dei cittadini. Su quest’ultimo fronte è arrivato ancora un secco "no" da parte di Forza Italia alla proposta di reintroduzione delle preferenze, come invece chiede a gran voce il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Dal Pd, invece, arrivano aperture sui vari fronti. Lo stesso Renzi ha ribadito che "sarebbe intelligente alzare la soglia per l’accesso al premio di maggioranza". Le divisioni interne al campo democratico stanno pian piano diminuendo, come dimostra la decisione di presentare emendamenti "trasversali" e non di corrente. "Questa legge – spiega il capogruppo in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano – si può migliorare e crediamo che non sia solo un nostro auspicio". Nel dettaglio, il Pd, per quanto riguarda le soglie minime, propone una rimodulazione: dal 5 al 4 per cento per i partiti in coalizione e dall’8 al 6 per cento per le forze politiche che corrono da sole.
La soglia del 35 per cento per ottenere il premio di maggioranza al primo turno potrebbe essere alzata al 38 per cento. Quanto al rapporto eletti/elettori, gli emendamenti del Partito democratico per superare le liste bloccate prevedono varie opzioni: preferenze, collegi uninominali, primarie per legge. Riguardo a quest’ultima opzione, Walter Verini ha rilanciato una proposta di legge presentata due anni fa da Walter Veltroni e firmata da un folto gruppo di deputati, riconducibili a tutte le aree del Pd: dallo stesso Fiano a Guglielmo Vaccaro, da Paolo Gentiloni a Federica Mogherini, Marianna Madia e Paolo Fontanelli. La proposta è di inserire le primarie per legge nell’impianto della riforma elettorale, il che non porterebbe alla contestata reintroduzione delle preferenze (mal vista anche nel Pd) ma supererebbe lo stallo legato alle liste bloccate invise ad Alfano.
































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