Riforme, maggioranza sotto alla Camera. Torna lo spettro del voto anticipato

"Approvato emendamento che cancella senatori a vita da nuovo Senato. Stavolta minoranza Pd ha votato a favore. Ora voleranno stracci in casa Renzi". Comincia così, con un tweet del deputato pentastellato Danilo Toninelli in diretta dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, il piccolo psicodramma giornaliero interno alla maggioranza, che perde un colpo sulle riforme costituzionali: con i voti delle opposizioni e di alcuni senatori di Forza Italia, subito ribattezzati frondisti (Forza Italia, generalmente all’opposizione, sulle riforme si era finora schierata pur con qualche mugugno dalla parte di Pd, Ncd e Scelta Civica), ma anche dalla ‘solita’ minoranza Pd: decisiva l’astensione del piddino Giorgis, così come il no del forzista Maurizio Bianconi che però tiene a precisare che "il mio voto rappresenta la volontà, mio tramite, di 17 colleghi di Forza Italia". Parole che fanno dire al ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: "Vedremo se l’aula confermerà la scelta".

L’unica certezza è che, per il momento, salta la possibilità per il presidente della Repubblica di nominare 5 senatori a vita. Il ko in commissione è talmente grave, secondo il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, da far invocare il ritorno immediato alle urne. "I frammenti di minoranza finalmente si uniscono – scrive su Facebook – Obiettivo impallinare il governo. Con amici così a che servono i nemici? Elezioni subito". Ipotesi che non troverebbe impreparato il Movimento 5 Stelle: "Non lo so, ma noi siamo pronti" sibila Beppe Grillo, a sorpresa in Senato per una conferenza stampa sul referendum per l’Euro.

Sarà solo un caso che poco più tardi, nell’altra Commissione Affari costituzionali, quella del Senato dove oggi scadono i termini per la presentazione degli emendamenti sulla legge elettorale, spunta un sub-emendamento del Pd che ripristina il Mattarellum prima del gennaio 2016, stabilita come l’ora X dell’Italicum: un modo per ‘proteggere’ Renzi in caso di elezioni anticipate. La contro-risposta è affidata alla Lega: Roberto Calderoli annuncia, e poi presenta, addirittura 10.500 emendamenti all’Italicum, contenenti di tutto, anzi "la collina, la montagna e Maometto" spiega il vicepresidente di Palazzo Madama: obiettivo "riportare finalmente un po’ di buonsenso: ora mostriamo i muscoli e chiediamo di sapere quale sarà la legge in caso di elezioni anticipate e quale sarà quella futura, e se si applicherà un modello unico o due separati per Camera e Senato. Ora vediamo se il ministro Boschi ci risponderà". Altrimenti il rischio è che la commissione dovrà votarli tutti e 10.500.