Riforme, Casini (Udc): il Senato andava tolto del tutto

Il Senato degli enti locali? "Non mi sarei scandalizzato a levarlo del tutto – afferma il leader Udc Pier Ferdinando Casini in una intervista a L’Espresso -. Ma se già così criticano il despota Renzi, sarebbe venuta giù l’Italia. In realtà il Senato nasconde un’insidia di cui si parla poco, cioè il rischio che si crei una camera corporativa a tutela delle autonomie locali, che non sempre le meritano. Cioè il Senato finisce per essere un freno, che si sostituisce alla conferenza Stato-Regione, grazie anche alla Lega Nord. Sì… levarlo poteva essere meglio".

Aggiunge che Renzi "utilizza a volte lo strumento della demagogia, ma è un peccato veniale… così come la storia dei ‘gufi’. La battaglia di Chiti era onesta e limpida. E’ stato l’ostruzionismo del 5 Stelle a rendere impossibile un dibattito più profondo. Ma l’ostruzionismo non si valuta dai modi o dai tempi che occupa. Si valuta dai risultati che porta. E l’unico risultato che ha portato è il ritorno della politica. Senza quell’atteggiamento la riforma sarebbe slittata a settembre".

Della corsa per il Quirinale una volta chiuse le riforme sottolinea che va trovata una figura come quella di Napolitano: "Dev’essere terzo e non essere espressione di una maggioranza", "Napolitano ha gestito momenti difficilissimi. Ed è stato sempre tirato per la giacca da tutti. Gli si imputa di non aver mandato il Paese al voto dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011. Poi di non aver dato la grazia a Silvio. La critica degli opposti è la valutazione più convincente del suo buon operato".