#Ricostruttori, Fitto senza quid. Il centrodestra cerca un leader – di Ricky Filosa

. 24/01/2005PUNTATA DI PORTA A PORTA SULLE ELEZIONI REGIONALI IN PUGLIA.NELLA FOTO RAFFAELE FITTO, PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIAFOTO INFOPHOTOSRL FITTO ALL'ASSALTO DI FI: ERRORI CLAMOROSI, AZZERARE GLI ORGANI DI PARTITO (Credit: INFOPHOTOSRL/INFOPHOTO)

Ho seguito l’intervento di Raffaele Fitto alla kermesse ‪#‎Ricostruttori svoltasi a Roma sabato 21 febbraio. Abbiamo dato ampio spazio su ItaliaChiamaItalia alla cronaca dell’evento e ai concetti espressi dall’europarlamentare pugliese che dal palco ha provato a spiegare le proprie ragioni politiche, la visione di futuro dei Ricostruttori e ha cercato di galvanizzare il proprio popolo, che poi è quello composto dai dissidenti azzurri e dai loro seguaci.

Fitto ci prova, con coraggio, ma non convince. E’ evidente. Non è un grande oratore. Non trascina l’uditorio, non sembra avere la stoffa del leader. E, da quello che abbiamo sentito, non ha idee nuove; solo critica, nessuna proposta. Insomma, Raffaele non ha il quid. Paragonato a Renzi, o a Salvini, o allo stesso Silvio, ci fa pensare a un bravo bambino volenteroso e diligente ma poco brillante. Certo, va apprezzato l’impegno. Ma per noi di ItaliaChiamaItalia è rimandato a settembre.

Silvio Berlusconi, piaccia o no, resta l’unico leader credibile all’interno di Forza Italia. Del resto è lui il fondatore del partito, il partito è una sua creatura. Il partito è Silvio, Silvio è il partito. Sarà sempre così. E il Cavaliere, in questo, ha una grande responsabilità. Non è riuscito a far maturare, all’interno del proprio movimento politico, una figura che potesse prendere il suo posto, che potesse lanciare nel futuro – ciò che vorrebbe fare Fitto ma che difficilmente gli riuscirà – Forza Italia e il Paese.

I moderati italiani sono la maggioranza, certo, ma non sono ingenui. Non sono pronti a sostenere un Fitto che non ha ancora dimostrato quanto vale. Anzi, la kermesse di Roma forse per lui è stata un boomerang, perché Raffaele, nonostante l’impegno e le speranze che ha suscitato, non è riuscito a cucirsi addosso il ruolo del numero uno. Ha vestito per mesi gli abiti del contestatore, ma alla fine ha deluso nella ripetitività delle parole. L’Italia non è un Paese facile da governare, e non basta essere buoni e onesti per vincere le battaglie del rinnovamento. Ci vuole polso.

Dunque, che fare? Resta il problema di poter dare un capitano a un centrodestra italiano ormai allo sbando da troppo tempo. Sarà davvero Matteo Salvini e guidare le forze alternative alla sinistra, “per non morire renziani”? Oppure Berlusconi ha pronto un asso nella manica che svelerà al momento opportuno? Crediamo poco, ad entrambe le ipotesi. Salvini certo è fortissimo, vola nei sondaggi, ha il piglio del capo e la sfrontatezza di chi ha il coraggio di dire le cose come stanno e di chi sa parlare alla pancia del popolo. Ma questo non basta. Politica è anche spessore, aderenza alla complessità del reale, maturità, riflessione. Fare la guerra agli immigrati forse fa prendere voti, ma non risolve la grande emergenza che l’Italia e l’Europa hanno di fronte. La vera emergenza del terzo millennio. E se i moderati non vorranno votare Salvini, e se si sono stancati – dopo vent’anni – dell’uomo di Arcore e delle sue promesse non mantenute, è molto probabile che votino Matteo Renzi. Non il Pd, Renzi. Che, noi insistiamo, non è un uomo di sinistra. E certamente è uno che, messo a confronto con Fitto, lo metterebbe al tappeto al primo round.

Twitter @rickyfilosa