Passaggi illeciti di soldi, in Vaticano non è una novità. Accadde anche ai tempi dello Ior. Depositi non riconducibili ai religiosi, operazioni di riciclaggio portate a compimento attraverso i conti aperti presso l’Apsa. L’Associazione del patrimonio della sede apostolica. La Santa Sede sempre santa non è: questo è l’ennesimo scandalo finanziario che riguarda una delle strutture strategiche più delicate del Vaticano. La scoperta di scenari inediti è diventata possibile con le rivelazioni di un alto prelato: monsignor Nunzio Scarano, salernitano, ex capo contabile dell’Amministrazione della sede apostolica, arrestato a giugno con l’accusa di aver esportato all’estero milioni di euro.
Una ingente, enorme somma di denaro di proprietà dei D’Amico, armatori romani. Le accuse hanno preso le mosse dalla deposizione dell’imprenditore romano Massimiliano Marcianò. Secondo l’accusatore, monsignor Scarano avrebbe gestito un archivio segreto con le annotazioni di tutti i flussi di denaro pervenuti, suo tramite, su conti dello Ior, la banca del Vaticano. Scarano è accusato di aver tentato di far rientrare illecitamente dalla Svizzera 20 milioni di euro. Il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Pesce hanno disposto verifiche concentrate appunto da questi trasferimenti di denaro. Storie che si ripetono dentro le mura della Santa Sede: evidentemente lo scandalo Ior non ha insegnato nulla. E neanche fermato la tecnica dell’imbroglio, prerogativa essenziale dell’ufficio di qualche prelato.
Interrogato l’8 luglio scorso, monsignor Nunzio Scarano avrebbe risposto in maniera esauriente alle domande dei pubblici ministeri. Assistito dal suo legale, l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, il prelato ha svelato e raccontato i retroscena di molte operazioni illecite, truffaldine e punto, e fornito i nomi di alcuni importanti referenti. Pesci grossi, anche di più. Nomi che contano, laici. Conclusione: l’Associazione del patrimonio della sede cattolica, l’Apsa, faceva banca, funzionava da banca, non potendo farla. Alla bella faccia delle regole e degli impegni che ogni membro della Chiesa, al servizio del Papa, è tenuto a rispettare. L’’Apsa aveva una raccolta di risparmi e forme di reimpiego con corresponsione di interessi ai depositanti. Monsignor Scarani chiese udienza al cardinal Bertone, e da questi fu ricevuto, subito dopo la nomina del presule. “L’incontro non ebbe per alcun effetto”. Le operazioni di riciclaggio effettuate attraverso i conti aperti presso l’Apsa costituiscono l’ultimo filone di indagini avviato dai magistrati romani. Gli inquirenti hanno sollecitato il monsignore a entrare nei dettagli. Risposte e dichiarazioni di Nunzio Scarano hanno consentito la scoperta di fasci di luci in un buia vicenda. I conti di alcuni cardinali erano gestiti da Giorgio Stoppa, precedente delegato direttore dell’Apsa. E c’erano anche conti laici, ma il monsignore dichiara di non conoscere e ricordare alcun nome specifico. “Solo quello della duchessa Salviati, benefattrice del Bambi Gesù”. Scarano ha rivelato di essersi recato da Cardinal Ferdinando Filoni, prefetto di Propaganda Fide. “Lo informai dei conti laici e in seguito al colloquio, nel 2010, alcuni funzionari furono allontanata dall’Apsa. Nomi cospicui, come quello di Paolo Mennini, il direttore, nominato quando Stoppa andò in pensione. Bisognava quindi trovare qualcuno che s’interessasse di nascondere gli scheletri lasciati nell’armadio da Scoppa. “Mennini portò con sé De Angelis”. Entrambi in rapporto stretto con Marco Fiore, sodale di D’Amico a Montecarlo. Mennini riconobbe a Stroppa un ottimo trattamento pensionistico. Riconoscenza e fretta di rendere opaca qualsiasi traccia hanno prezzi molto alti anche in Vaticano. E all’interno della Santa Sede, settore amministrativo, accadevano evidentemente cose di sant’uffizio. L’imbroglio elevato a sistema, alla faccia vostra che vivete fuori dalle mura vaticane. Il direttore Mennini propose l’assunzione di una collaboratrice: Maria Teresa Pantanella godeva di un trattamento privilegiato, appannaggi di primo livello, per non possedendo alcun titolo di studio. Niente male, pessime cose, in nome di santa romana chiesa. L’incontro di monsignor Scarano con il cardinale Filoni produsse drastici effetti, purtroppo però parziali: furono chiusi alcuni dei conti laici. Venti milioni di euro, tout court. Venti milioni distratti dalle finanze del Vaticano. A questa conclusione sono pervenuti gli specialisti del Nucleo valutario della Guardia di Finanza guidati dal generale Giuseppe Bottillo. Una grossa operazione di riciclaggio che monsignor Scarano avrebbe effettuato su conti personali Ior per favorire gli armatori D’Amico. Sapevano tutto o cosa le alte gerarchie vaticane?
Monsignor Scarano aveva mai informato i suoi superiori? Al cardinale Filone aveva riferito di un’operazione fatta dal banchiere Nattino, membro della famiglia fondatrice della banca Finnat, che aveva un conto all’Apsa, poi chiuso. Complicità, connivenze, occhi volutamente chiusi, e imbrogli. Il figlio del direttore Mennini lavorava nella banca diretta da Nattino, e da lì operazioni di aggiotaggio, titoli della banca che subivano oscillazioni, venduti e ricomprati sotto mentite spoglie. Monsignor Scarano ha rimesso insieme i fili della sporca rete: i titoli venivano fatti scendere di valore artatamente e Nattino li riacquistò al momento giusto. Ma come? Senza apparire, servendosi dello schermo Apsa. Quando il cardinale Filoni venne a conoscenza dei raggiri, fece scoppiare il finimondo. Scarano beneficiò di una promozione. Davanti ai magistrati, ha manifestato personali sospetti sugli improvvisi cambiamenti nelle banche di riferimento di Apsa, con conseguente incasso degli interessi, cifre importanti, comunque a sei zeri. Spostamenti mai limpidi di milioni di milioni di euro. Misteri della fede. Anzi no: l’opera non santa degli infedeli.
































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