Regionali, Cuperlo (Pd): partito lontano dal popolo

"Il boom dell’astensione si può ridurre a un fatto episodico, certo, magari adducendo lo scarso traino nazionale o, in alcune realtà, le inchieste. Ma non basta. Sarebbe una lettura consolatoria. Il punto vero è che quando in una Regione si perdono trenta punti percentuali di votanti, come accaduto in Emilia Romagna, c’è qual cosa che va oltre la cronaca e la contingenza". Lo afferma Gianni Cuperlo in una intervista al Quotidiano nazionale.  

Secondo l’esponente della minoranza dem "dobbiamo prendere atto come il governo, pure impegnato in un’opera di cambiamento, non trova il consenso dei ceti popolari a cui questo cambiamento è rivolto. E poi non funziona l’idea che non debba esserci niente tra governo e popolo", "mi auguro che questo voto ci aiuti a riflettere".

Sottolinea inoltre che "l’Italicum è la dimostrazione della nostra volontà di collaborare nei contenuti con il governo. Al di là del fatto che resto contrario alle liste bloccate, quanto deciso l’altro giorno su soglie di ingresso e sulla quota per il premio di maggioranza era ciò che io avevo chiesto a gennaio. Evidentemente stavo sui contenuti, non andavo a farfalle". E parlando anche del Jobs Act precisa: "Non vogliamo sabotare le riforme, vogliamo solo buone riforme".