Primarie Lega, Salvini stravince: ‘ora basta con l’Europa’ (VIDEO)

Matteo Salvini stravince le primarie del Carroccio. 8.162 voti su 10.221 votanti (82 per cento). Per l’ex leader Umberto Bossi, unico avversario, 1.833 preferenze (18%). "La prima telefonata che farò è a Umberto Bossi, perché senza di lui non saremmo qui e penso che dovrà essere ancora fondamentale in Lega", ha detto il neosegretario, che poi ha indicato le priorità della Lega: “La priorità è il lavoro: la priorità è smantellare le dementi regole dalla Ue. La lega è con la gente, contro l’Europa delle banche, dello spread. Nostri obiettivi sono l’essere nelle fabbriche, con gli agricoltori, con i forconi e partire dal territorio". “Ci siamo rotti le palle che Bruxelles ci deve dire come dobbiamo vivere, questo e’ un gulag”, ha aggiunto, confermando di volersi alleare alle europee con gli euroscettici di altri Paesi.

Il nuovo segretario federale della Lega "non sarà un segretario alla Renzi, del tipo ‘io so io il resto è merda’, sarà invece un segretario che ascolta", ha assicurato Salvini, che ha detto di voler proporre al congresso di domenica a Torino ”alcuni referendum per il 2014 a partire dall’abolizione dei prefetti, simbolo di occupazione di uno Stato ladro sull’orlo del fallimento”.

MARONI, “BRAVO MATTEO” "Bravo Matteo, inizia con te il futuro della nostra Lega": così Roberto Maroni su Twitter.

SALVINI, UNA VITA NELLA LEGA Matteo Salvini, dopo Umberto Bossi e Roberto Maroni, sara’ il primo segretario federale della Lega non della generazione dei fondatori, ma e’ proprio all’ombra di quella generazione che e’ politicamente nato e cresciuto. Per Salvini, assiduo volto tv ma con quell’aria da guastafeste che ha provocato anche tante gaffe, essere stato scelto dai militanti nel giorno del patrono della sua Milano, sant’Ambrogio, potrebbe non essere un caso: e’ sotto la Madonnina, dove si e’ sposato due volte e avuto due figli ancora piccoli, che si e’ fatto largo in questi ultimi vent’anni in una Lega che ha sempre avuto il suo baricentro, ideale ed elettorale, piu’ nell’hinterland e nelle Prealpi che nel cuore della metropoli. Diciannove anni filati nel Consiglio comunale, per un politico che all’anagrafe ne ha compiuti 40, rappresentano una vita spesa sotto la bandiera del Carroccio.

Ha iniziato in maggioranza nel 1993 quando Milano ha avuto il suo primo (e finora unico) sindaco leghista, Marco Formentini, e ha chiuso nel 2012 all’opposizione di Giuliano Pisapia. La sua formazione sul campo e’ stata li’, fra banchetti, mozioni, trasmissioni su Radio Padania e sopralluoghi a sorpresa nei campi rom, oltre che fra i tifosi del Milan. E se oggi vuole allearsi con Marine Le Pen, nel 1996 al ‘parlamento del nord’ capeggiava i Comunisti padani. A portarlo in politica, una folgorazione per Umberto Bossi, che per Salvini e’ ancora ”il papa’ di tutti”, quello che ”ha visto le cose prima degli altri”, non solo sull’indipendenza ma anche sugli effetti dell’euro.

Ma il Senatur e’ anche il maestro da cui ha dovuto emanciparsi, dopo che le divisioni fra il ‘cerchio magico’ di Gemonio e i ‘barbari sognanti’ di Maroni avevano trasformato i rapporti nella Lega, ancora prima che arrivassero le inchieste giudiziarie. E cosi’ Salvini ha cambiato ruolo: eletto segretario della Lega Lombarda dell’era Maroni, nel giugno del 2012, non ha mai pero’ dimenticato l’affetto per Bossi, con cui – ironia – si e’ trovato a incrociare la spada alle prime primarie padane che lo hanno incoronato oggi.

L’Europa sara’ il suo bersaglio, ha promesso. Del resto la conosce bene, Salvini, che e’ anche parlamentare europeo dal 2009. E prima ancora lo era stato fra 2004 e 2006. A Roma, eletto alla Camera nel 2008, e’ durato un anno, anche per le polemiche sulle sue uscite. L’idea, in tema di immigrazione, di riservare vagoni della metro ai milanesi. Ma anche il video di una festa a Pontida in cui intonava cori contro i napoletani. Una serie di scivoloni che nelle sezioni leghiste sono state pero’ medaglie al petto di Salvini. Ultimo grande bersaglio, le proposte del ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge. ”Ministro del nulla”, l’ha definita nella calda estate di quest’anno, annunciando un referendum per l’abrogazione di quel ”ministero inutile”. Poi non se ne e’ piu’ parlato.