Prato, Camusso (CGIL): quelle vittime sconfitta del sindacato

"I morti sono tutti uguali, italiani o cinesi, clandestini o regolari, ogni volta che c’è un incidente, ogni volta che si muore per il lavoro, per noi è una sconfitta". Lo afferma Susanna Camusso, leader della Cgil, in una intervista all’Unità, dedicata alla tragedia di Prato. "Non mi torna il fatto che Prato è una città controllabile non è una megalopoli, con una presenza ben definita delle fabbriche cinesi – prosegue -. Dove sono i controlli, perché non ci vanno le forze dell’ordine, dove sono le verifiche dell’Inps, perché il sindaco e gli amministratori non usano gli strumenti che hanno in mano? Chi controlla le utenze del gas, della luce, i flussi di denaro? Forse dobbiamo adeguare le nostre capacità di intervento, ma ci sono già gli strumenti, di prevenzione e controllo, per far rispettare le leggi anche ai cinesi". Secondo Camusso "c’è una sensazione di impotenza che coinvolge tanti, politica istituzioni amministrazioni. I cinesi sono presenti nel nostro Paese da molti anni, sono attivi a Prato da decenni, producono e fanno affari dentro un sistema sommerso che continua restare sommerso nonostante ci siano gli strumenti per farlo emergere, per costringerlo alla legalità. Noi della Cgil siamo stati spesso accusati di esagerare, di voler denunciare realtà economiche che non ci piacevano, proprio a Prato, perché vedevano e vediamo il pericolo di quelle condizioni di sfruttamento e di violenza".

Secondo Camusso "il sindacato fa fatica, ci troviamo spesso di fronte a chiusure totali, saracinesche culturali che non riusciamo ad alzare. La comunità cinese si avvolge nella sua solitudine, spesso è impermeabile alle comunità in cui opera. E’ un fenomeno mondiale, riguarda tutti i paesi. La Cgil è aperta e sensibile a tutti i lavoratori stranieri, ma con i cinesi è un’impresa difficilissima. Abbiamo pochi delegati cinesi, pochi iscritti al sindacato. L’esperienza che abbiamo avuto anche come movimento delle donne è stata esemplare di questa chiusura: dopo un primo contatto con le donne cinesi, non è stato più possibile andare avanti, sono scomparse".