"E’ immaginabile un periodo tra i cinque e i sei mesi per definire i dettagli dell’operazione e concluderla". Mentre al ministero dell’Economia era in corso una riunione tecnica sui dettagli dell’operazione, il viceministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà tracciava la road map della privatizzazione di Poste italiane "ormai" decisa dal presidente del Consiglio Enrico Letta e presto al vaglio del Consiglio dei ministri. Ci sarà una bozza di Dpcm preparata dal Mef di concerto con il ministero dello Sviluppo economico. Poi il Consiglio dei ministri approverà lo schema di decreto che sarà trasmesso al Parlamento per il parere delle commissioni competenti. La delibera definitiva del Dpcm tornerà in Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva e la pubblicazione in Gazzetta. In ogni caso, sarà garantita l’unitarietà del gruppo e lo Stato manterrà una quota di controllo con la maggioranza delle azioni. Negli ultimi anni il gruppo Poste italiane, ha sostenuto Catricalà, ha basato la propria attività sulla diversificazione dei servizi e l’innovazione di prodotto: "Per continuare a creare valore il governo ritiene che il processo di privatizzazione di Poste italiane debba avvenire mantenendo l’unitarietà del gruppo. Questo esclude l’ipotesi di cedere solo un pezzo di Poste".
La privatizzazione, oltre a ridurre la posizione debitoria del Paese, rappresenterà uno "strumento di incentivo per una maggiore efficienza e per l’ampliamento dei servizi che una grande azienda come Poste italiane deve assicurare". E Catricalà non esclude altre mosse in questa direzione: "Credo che Poste non sarà l’unica privatizzazione che si farà in questo periodo in modo che il colpo che si dà al nostro debito possa essere un colpo sostanzioso e non una scrematura". Scelta Civica non è convinta di come il governo stia gestendo l’operazione. Con un’interrogazione presentata dai senatori Linda Lanzillotta e Benedetto Della Vedova si chiede di fare piena luce sulla strategia del governo poiché "tale processo di privatizzazione interverrebbe prima che siano state ridefinite le condizioni di vantaggio monopolistico di cui attualmente Poste italiane è titolare, come peraltro più volte segnalato dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato". Lanzillotta e Della Vedova chiedono al governo "come intenda evitare che una rendita monopolistica sia trasferita ad eventuali soci privati e come il governo intenda realizzare l’obiettivo di favorire l’azionariato dei lavoratori evitando che esso si traduca in una mera rappresentanza sindacale negli organi di gestione, ma si sostanzi nella effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’andamento e gestione dell’azienda".
































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