A destra siamo volgari, e la chiamano compravendita. A sinistra, più morigeratamente, con loden, scouting. Eppure la sostanza resta la stessa, promettere poltrone e “dividendi” al fine di ottenere una maggioranza robusta. Divide et impera, ma mai a dividere i compensi. Eh sì, perché Grillo impone ai suoi di decurtarsi l’indennità a 5mila euro lordi mensili, che equivarrebbero a 2.500 netti. Non solo, ma anche l’indennità di fine mandato resta al partito. Voci di corridoio mormorano che 16 senatori neo-eletti già mal digerirebbero questa falcidia dei redditi e potrebbero sposare la linea Bersani, più morbida: 1.500 euro al mese da destinare al partito. E poi ci sono poltrone, benefit, tele di conoscenze che di facciata non hanno un valore economico immediato, ma sappiamo tutti come va a finire.
Nel racconto di una Italia migliore o di una “Italia bene comune” c’è solo tanta solfa e fuffa ripescata dal manuale Cencelli e vecchi riti bizantini. Sepolcri imbiancati e ortodossi di sola facciata. Tra i due litiganti il terzo gode, ed è il caso di dirlo. Nonostante l’uveite Berlusconi vede lontano, e l’indecisione del centro-sinistra premia la coalizione di centro-destra che oggi EuroMedia dà in vantaggio. Insomma, se tra qualche mese si dovesse tornare all’urna gli scenari sono apertissimi per un ribaltamento del tavolo.
Twitter @andrewlorusso





























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