Pensioni, Renzi: ‘nessuno perde un centesimo’. Ecco la soluzione del governo (VIDEO)

(RAVAGLI)- PALAZZO CHIGI : CONFERENZA STAMPA DEL PREMIERE MATTEO RENZI | ROMA 26 MAGGIO 2014 CONFERENZA STAMPA DI MATTEO RENZI SUI RISULTATI ELETTORALI NELLA FOTO MATTEO RENZI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO

"Le pensioni non si toccano, nessuno perde un primo centesimo nonostante la crisi". Lo dice il premier Matteo Renzi in conferenza stampa al termine del Cdm. Alla fine il governo ha optato per la soluzione più rapida e indolore per i conti italiani per superare l’impasse sulle pensioni aperto dalla Consulta che ha bocciato lo stop all’indicizzazione deciso dal governo Monti. Dopo un tira e molla di giorni sull’ipotesi di rinvio del decreto a dopo le elezioni di fine maggio, l’esecutivo ha scelto la strada tracciata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, approvando subito un provvedimento con un impatto minimo sul bilancio 2015 (2,18 miliardi) e che lasci intatto l’obiettivo di deficit al 2,6% indicato nel Def. Il tutto, ha spiegato Matteo Renzi, per rassicurare l’Europa, i mercati e dare certezze ai pensionati.

Un adempimento tout court delle sentenza della Corte, ha spiegato Padoan, avrebbe avuto conseguenze molto gravi per i conti pubblici con un disavanzo che avrebbe raggiunto il 3,6% del Pil aprendo la via a una procedura di infrazione europea. Di conseguenza Bruxelles avrebbe bloccato la possibilità per l’Italia di appellarsi alla clausola delle riforme e costretto il governo a una manovra correttiva. Tutti passaggi che avrebbero "invertito la tendenza di crescita dell’economia e di risanamento dei conti pubblici".

Il decreto pensioni prevede per gli assegni bassi un doppio intervento: rimborsi degli arretrati una tantum e nuova indicizzazione a partire dal 2016. Ad essere escluse da entrambe le misure saranno le pensioni sopra i 3.200 euro, oltre cioe’ le sei volte il minimo.

Il meccanismo di rimborso messo a punto dal governo si articola in due tempi: il rimborso degli arretrati 2012-2013 attraverso un bonus una tantum che sarà erogato il primo agosto per 3,7 milioni di pensionati che percepiscono meno di 3.200 euro lordi al mese e poi passare a un "meccanismo più generoso" di calcolo dell’indicizzazione a partire dal 2016 garantendo un aumento del reddito pensionistico "permanente". La copertura economica sarà assicurata in larga parte dal famoso ‘tesoretto’ da 1,6 miliardi che nasce dalla differenza fra il deficit programmatico (2,6%) e tenziale (2,5%), per il resto è possibile che si attui una mini spending review.

Sono tre gli esempi fatti da Renzi per spiegare come funzionerà il rimborso. Si conferma l’impianto a scalare con il crescere del reddito pensionistico: chi percepisce una pensione di 1.700 euro lordi avrà diritto a un bonus da 750 euro. Chi prende 2.200 euro lordi avrà 450 euro. Chi percepisce 2.700 euro lordi avrà 278 euro. La media dei rimborsi pari a 500 euro. A regime dal 2016 a chi prende 1.700 euro lordi andranno 180 euro l’anno grazie all’indicizzazione, 99 euro all’anno a chi prende 2.200 euro lordi, 60 euro l’anno a chi prende 2.700 euro lordi. La platea definita dall’esecutivo esclude circa 650mila pensionati di quelli che teoricamente potevano accedere al rimborso, in particolare quelli sopra i 3.200 euro lordi di pensione al mese.

Restituire tutto a tutti (anche agli assegni superiori a tre volte il minimo) sarebbe costato quasi 18 miliardi di euro.

Durissime critiche arrivano dai gruppi di opposizione con Silvio Berlusconi in primis che ha parlato di iniziativa "assolutamente inaccettabile". Controverse le reazioni del mondo sindacale con lo Spi-Cgil che parla di "prima parziale risposta", mentre per la Cisl si tratta di una soluzione "inaduagata e insufficiente".

L’operazione, inoltre, per la Federazione dei pensionati della Cisl, "non è assolutamente rispettosa della sentenza della Consulta". Anche per la Uil le decisioni assunte dal governo "non rispondono a nessuna delle indicazioni contenute nella sentenza della Corte Costituzionale".

Sul piede di guerra anche i consumatori con il Codacons che ha già annunciato nuovi ricorsi. Mentre un placet è arrivato dal sottosegretario Enrico Zanetti che nei giorni scorsi si era messo in trincea contro l’ipotesi di una restituzione per tutti.

Sulla previdenza, inoltre, sono in arrivo altre novità con la prossima legge di stabilità. Misure, ha spiegato Renzi, orientate a garantire una maggiore flessibilità in uscita e "dare un pò più di spazio" a chi vuole andare in pensione prima rinunciando a parte dell’assegno. Intanto, il decreto approvato contiene anche la norma sponsorizzata da Boeri sul pagamento delle pensioni il primo di ogni mese e la sterilizzazione degli effetti del Pil negativo degli ultimi anni sul montante contributivo. Viene messo in bilancio anche 1 miliardo da destinare alla Cig in deroga per il 2015 (spostando le risorse dal fondo Jobs act al fondo ammortizzatori sociali) e il rifinanziamento per 70 milioni dei contratti di solidarietà.

Mara Carfagna, portavoce Fi alla Camera: "E’ stato annunciato che il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge sulle pensioni, ma di fatto non ha assolto al suo dovere, non ha rispettato la sentenza della Consulta. Ha solo deciso di dare una parte del dovuto e per giunta non a tutti".

"Se c’è gente che soffre non fa il fenomeno parlando di ‘simpatico bonus’". Così il leader del Carroccio Matteo Salvini a ‘Porta a Porta’ commenta la dichiarazione del premier Matteo Renzi sulla restituzione parziale dei rimborsi delle pensioni.

Comunque, archiviata la pratica, Renzi ha subito rilanciato, annunciando l’intenzione di dedicarsi al tema delle rigidità del meccanismo: "La grande questione delle pensioni – ha spiegato – va affrontata. Diciamo la verità: se io sono una donna di 62 anni, per me le normative del passato sono intervenute in modo troppo rigido. Se una donna a 61, 62 o 63 anni, vuole andare in pensione due o tre anni prima, rinunciando a 20-30-40 euro, per godersi il nipote anziché dover pagare 600 euro la baby sitter, bisognerà trovare le modalità perché glielo si possa permettere. Lo faremo – ha detto – entro la legge di Stabilità, andremo a dare un pochino più di spazio a chi, in cambio di una riduzione corrispondente e proporzionale, vorrà avere maggiore libertà e flessibilità. Questa è la vera discussione da fare sulle pensioni. Siamo pronti a dare risposte, ovviamente – ha concluso – in un quadro di stabilità economica".