Pd, Cuperlo: con Renzi sinistra annacquata

Gianni Cuperlo

"Matteo Renzi non è l’uomo che può chiudere il ventennio, ma proseguire la storia di questo ventennio. Vorrei una sinistra che torna a vincere parlando la sua lingua e non la lingua degli altri, abbiamo già dato. La subalternità ci ha fatto pagare dei prezzi. Renzi ha detto che la riforma Fornero, al netto degli esodati, è una buona riforma, ha parlato di abolizione dell’art.18 e se queste sono le premesse, dico no, non sarebbe un buon presidente del Consiglio". Così Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, in una intervista alla Gazzetta del mezzogiorno. "E’ evidente – prosegue – che io e Renzi abbiamo idee diverse su cosa deve essere il Pd. E il no, che io continuo a dire, ai doppi incarichi non è un cavillo ma pone una questione di fondo. Il segretario di un partito deve essere segretario a tempo pieno, deve lavorare a costruire quel consenso nel paese, sul territorio, a quelle proposte che faremo al Paese per cambiarlo. Il riformismo dall’alto non mi convince, serve costruzione, lavoro, confronto con i cittadini. Per questo io penso ad un partito, certo rinnovato e cambiato, ma ad un partito. Che viva e sia radicato nel territorio. Non ad un comitato elettorale che viene chiamato in funzione solo in occasione di primarie o elezioni. Il rapporto con la società lo ricostruisci se in quella società ci sei, sei presente, tutti i giorni e sei pronto al confronto con chi ti chiede di capire cosa proponi. Se un partito si accende solo per le elezioni rischiamo cordate, personalismi e pratiche distorte che abbiamo visto anche in queste settimane".

L’idea della scissione del Pd? “Considero anche questa una stupidaggine. Il Pd, chiunque sarà il prossimo segretario, sarà più forte se sarà unito e ricco delle sue diversità. Le scissioni e le divisioni sono una vecchia malattia della sinistra. Non sono idee che mi appartengono e non appartengono a chi mi sostiene. Io voglio un Pd più forte, grande, ampio e aperto. Certo, senza la sinistra non c’è il Pd. Ma io lavoro per realizzare, finalmente, quel Pd che, insieme al nuovo centrosinistra che dobbiamo costruire, sia il perno dell’alternativa alla destra".

Il ministro Cancellieri? “Avrebbe fatto bene a dimettersi prima del voto sulla mozione di sfiducia. Nonostante sia dimostrato che non c’è stata nessuna violazione delle norme, sarebbe stato opportuno un suo passo indietro, visto che lei stessa ha definito in qualche modo inopportuni i suoi comportamenti. C’è un problema di opportunità politica rispetto alla serenità e all’autorevolezza dell’azione del suo mandato. Questo è il mio pensiero. Ma di fronte alla richiesta di Letta che riteneva un voto di sfiducia alla Cancellieri un voto di sfiducia al suo governo, di cui noi come Pd siamo parte fondamentale, ho ritenuto responsabile, chiedendo la stessa assunzione di responsabilità a tutti, anche a chi voleva sfiduciare il ministro, rispondere positivamente. La fiducia al governo, questo era diventato quel voto, è responsabilità di tutti nel Pd, non di pochi. E questo vale anche per Civati e per i parlamentari che si riconoscono in Matteo Renzi".