Pd, crollano i tesserati. Effetto Renzi? – di Franco Esposito

L’urna è piena, ma i circoli si svuotano. Il Partito Democratico trionfatore alle ultime elezioni europee, i militanti però sono sempre meno. Una moria di soci e di tessere. La militanza è sparita, avanza un nuovo modello della sinistra. Sempre più vicino a quello statunitense caro a Barak Obama.

Gli iscritti Pd erano circa ottocentomila nel 2008-2009, all’epoca di Veltroni segretario. In un anno, a tutt’oggi, il partito ha perso quattrocentomila iscritti. Quattrocentomila tessere sparite all’interno del partito che ha presentato, come distintivo, la fede incorruttibile delle sue falangi di soci. Un esercito di fedelissimi spariti. Politologo non sono e quindi assolutamente non in grado di procedere ad analisi, sia pure di tipo estremamente sommario. Ma la notizia è intanto curiosa e meritevole di doverosa attenzione, sulla scorta dell’accurata indagine portata a compimento da Goffredo De Marchis de La Repubblica, un eccellente giornalista che nasce nel giornalismo sportivo.

Le tessere perse, sparite, fanno pensare ad una sorta di shock: in alcune regioni il reclutamento dei militanti si è praticamente esaurito. Non c’è più traccia di nuove adesioni, di adepti disposti a tesserarsi e ad essere partecipi alla causa. Il disinteresse è inversamente proporzionale nelle dimensioni al successo elettorale conseguito da Renzi. Quaranta virgola otto alle europee è un risultato storico, mai realizzato dai segretari che si sono succeduti alla guida del partito negli ultimi anni: 32,2 con Veltroni alle politiche del 2008, 26,1 alle europee del 2009, potendo contare sull’apporto appassionato di 791.517 iscritti al partito. Franceschini ne ha avuti 587.284 di associati; Bersani 469.086, Epifani 539.354 e un risultato elettorale del 25,4 alle politiche del 2014. Dati ovviamente lontani, lontanissimi dal record di Matteo Renzi con il suo sparuto gruppo di tesserati residui. Sessantamila (non 100.000 come da stima forse di comodo) volendo dare credito ai sussurri che arrivano dai corridoi del Nazzareno.

In parole povere, poco più di un militante su dieci ha confermato e rinnovato la sua fede nel Pd. La conclusione è decisamente sconsolante: la spina dorsale del partito non esiste più. Il quadro attuale è pieno di buchi, vuoti che non si capisce se, quando e come, direzione e segreteria riusciranno a colmare. In alcune regioni, Sicilia, Basilicata, Puglia, Molise e Sardegna, il tesseramento 2014 non è praticamente mai partito. Una constatazione che sa di desolazione a tre mesi dalla fine dell’anno solare. La Campania presenta una situazione da allarme assoluto: da 70.000 iscritti a Napoli e nelle province di Caserta e Benevento si è passati a poche centinaia. Resiste Salerno, una sorta di roccaforte attorno al sempiterno sindaco Vincenzo De Luca.

Gli oppositori di Matteo Renzi ritengono che il partito non ci sia più, mentre permane la disciplina di partito. I renziani hanno dato appuntamento anche quest’anno a Firenze, alla Leopolda, dove il premier risponderà sull’articolo 18, invece di affidarsi alla conferenza stampa sul lavoro targata Pd. L’appuntamento si annuncia svuotato dalla simbologia del partito. La figura di Renzi identifica nella stessa persona il ruolo del presidente-segretario. La chiave del successo alle elezioni europee, ma al tempo stesso la spiegazione del progressivo preoccupante disamore e del distacco dei militanti dal partito.

I circoli sono deserti, in particolare a Napoli, nelle roccaforti di periferia. Quelle che un tempo assicuravano percentuali strepitose per Bassolino. Laddove ha avuto notevole presa la Fonderia delle idee organizzata da Pina Picierno, eurodeputata napoletana, per lanciare la sua candidatura alla Regione. Ma senza che in quella sede comparisse un solo simbolo del Pd.

Il partito è in piena mutazione genetica. Una constatazione che porta ad una contraddittoria conclusione. Non esiste quasi più la “base”, memoria e storia della sinistra, raccontata anche al cinema. Uno per tutti, l’indimenticabile documentario di Nanni Moretti, “La Cosa”. La dipartita della “base” è interpretata, all’interno del partito, come una faccia dell’effetto Renzi, leader carismatico presente in tutti i media, senza eccezione alcuna. La fragilità della struttura sembra ora il risultato della straordinaria opera di traghettatore dell’attuale premier al record del 40,8%. E il numero delle tessere è crollato in maniera clamorosa.

Il primo segnale della negatività in arrivo è stato registrato in Emilia Romagna. Nella storica regione rossa l’affluenza alle primarie ha registrato appena 58.000 elettori al gazebo. A Torino gli iscritti oggi sono 3000; lo scorso anno erano 10.000. In Umbria 14.000 tesserati sono diventati meno della metà. In sofferenza il Pd anche a Perugia, dove si registra il quaranta per cento in meno di militanti. Le perdite sono evidenti anche a Venezia, 5.500 attivisti nel 2013, circa 2.000 nel 2014. Siamo allo svuotamento dei 7.200 circoli del Partito Democratico in Italia.