Pd, Bersani: ‘far cadere il governo? Ma figuriamoci!’

"Ho passato giorni e notti con Monti e Fornero sull’articolo 18, a difendere la possibilità del reintegro per il lavoratore e non mi aspettavo di ritrovarmi questa roba qui in casa, nel mio partito". Lo afferma Pierluigi Bersani in una intervista a La Repubblica nella quale tuttavia assicura che "sarò leale al Pd nel voto finale sul Jobs Act, ci mancherebbe". E smentisce l’ipotesi di scissione della minoranza Pd: "Ora dicono che vogliamo fare una scissione o condizionare dall’interno Renzi, io nel Pd ci sono e ci resto non con tutti e due i piedi, ma con tre piedi. Macché scissione. Però nessuno deve venirmi a insegnare come si sta in un partito, poi proprio quelli che hanno fatto i 101…".

Quindi l’ex leader Pd aggiunge: "Far cadere il governo? Ma chi ci pensa, figuriamoci. Piuttosto nel merito va detto che per fare quanto annunciato dal premier non bastano un miliardo e mezzo, questi sarebbero sufficienti per 150 mila persone… ne servirebbero almeno 5 o 6 di miliardi. Sono altre le cose di cui abbiamo bisogno: di una flessibilità funzionale come in Germania, tipo il contratto Ducati, che sappia affrontare i picchi e le crisi. Non mi dire ‘l’imprenditore è libero di licenziare ma poi ci pensa lo Stato’, quando sai di non poterlo mantenere qui in Italia".

Bersani torna sulla sua denuncia di "metodo Boffo" contro i dissidenti del Pd lanciata durante la Direzione del Pd: "Non mi riferivo a un metodo solo contro di me, ma più in generale. Però nessuno deve accusarmi di essere un conservatore. Io ho fatto riforme hard, sul commercio, l’energia, la competitività… ne ho parlato tuttavia solo dopo averle fatte" e "comunque le riforme si fanno senza attaccare i ‘riformati’ chiamiamoli così, ma convincendoli che si fanno anche per loro. Invece ‘sta roba qui di prendersela con i sindacati, che avranno le loro colpe, ma è uno schiaffo ingiusto, non esiste". L’ex segretario del Pd inoltre aggiunge: "La minoranza non è mica un’organizzazione, una cupola, è fatta di sensibilità e di opinioni".

"Renzi sventola l’abolizione dell’articolo 18 come se fosse una palingenesi, ma da qui a un anno rischiamo di prendere una facciata, una musata come Pd perché raccontiamo che diamo assegni a tutti come in Danimarca. Ma ci rendiamo conto di dove siamo, di cosa è l’Italia? Qui rischiamo di far peggiorare le situazioni, di far perdere sia il padre in cassa integrazione sia il figlio inoccupato o precario. E’ una cosa grave, perché i soldi per fare quello che Renzi promette non ci sono".