Chi avrebbe mai detto – solo qualche mese fa – che proprio allontanandosi dall’ombra di Trump Giorgia Meloni avrebbe riguadagnato immediatamente “appeal” verso l’elettorato e che lo stesso sarebbe avvenuto per Elly Schlein che – prendendo le difese istituzionali della Premier – avrebbe dimostrato un impensabile (veritiero?) ma comunque apprezzato spirito di unità nazionale.
Cose che capitano quando l’inquilino di turno alla Casa Bianca riesce in poche ore ad offendere tutti, prendendosela perfino in modo becero con Papa Leone, dimostrando ignoranza ed arroganza, paragonandosi a Gesù e allo Spirito Santo, ma suscitando anche un dibattito mondiale sul suo stato di salute mentale, tanto che sul suo presunto “narcisismo maligno” fior di esperti pontificano alla grande nei vari talk show.
Il caleidoscopio della cronaca non lascia spazio al ragionamento quanto piuttosto all’immaginazione, viste appunto le quotidiane e contrastanti prese di posizione di Donald Trump che stanno portando i repubblicani americani ad una temuta e grave débâcle elettorale a novembre, ma soprattutto stanno scompaginando l’economia mondiale ed europea, gli equilibri con la Cina, le prospettive della NATO.
Addirittura le esternazioni di Trump stanno aprendo vie d’uscita per lo stesso regime di Teheran, che ha intravisto grandi opportunità nelle spaccature che crescono tra il presidente americano e i suoi (ex?) alleati, affamati di energia e spiazzati dall’avvio di un conflitto del quale non erano stati neppure informati.
Certamente l’Europa è più incerta che mai, presa in mezzo tra la crisi di approvvigionamenti energetici e la volontà ufficiale di tenere chiusa la porta con Mosca, con tutti i governi in grande difficoltà a mantenere la loro stessa stabilità economica, messa a rischio da una inflazione incombente di cui Trump è diretto responsabile.
Sul piano interno, le parolacce di Trump verso il Papa hanno dato invece alla Meloni una provvidenziale possibilità di smarcarsi in modo molto visibile da una vicinanza diventata troppo ingombrante e pericolosa sul piano elettorale e che – dopo il caso del divieto all’uso della base americana di Sigonella – ribadisce una posizione di “franca amicizia” verso gli USA, ma di accentuato distinguo verso le “mattane” e le prese di posizione del suo presidente.
Dopo alcune settimane post-referendum decisamente pesanti, Giorgia Meloni esce così rifrancata nel rapporto (ed apprezzamento) con la pubblica opinione, anche perché alle parole istituzionali della Schlein ha fatto rumore il successivo disallineamento e gli incredibili “distinguo” delle altre forze di sinistra, che neppure in questa occasione hanno capito che la “realpolitik” imponeva un gesto di fair play istituzionale.
Ho apprezzato l’intervento di Elly Schlein alla Camera contro le stupide parole di Trump e difendendo l’immagine istituzionale di Giorgia Meloni come presidente del Consiglio italiano, perché corrette ed istituzionali, mentre è stato evidente l’imbarazzo di Conte e i pregiudizi dell’estrema sinistra. Incredibile che proprio Renzi non abbia colto l’attimo e si sia perso in incomprensibili distinguo.
Facile così sottolineare come queste pesanti divergenze rimarchino ancora una volta le profonde differenze e le contraddizioni intrinseche di un “campo largo” che, in queste condizioni, non solo trova sempre maggiori difficoltà a consolidarsi, ma nasce già in partenza con equivoci profondi e senza uscita.
Certamente sarà imminente qualche “Manifestazione unitaria per la Pace” che – come l’acqua calda – va bene per accontentare tutti (estremisti e antagonisti compresi, che con violenti vari non mancheranno), ma il nocciolo del problema di un’alleanza a sinistra che non ha basi condivise – se non l’odio verso la destra e la Meloni – resta tutto, ed è sempre più grave.






























