Papa Francesco, la persone ci chiedono di essere loro più vicini

"Ho detto alcune volte che la chiesa mi sembra un ospedale da campo: tanta gente ferita, e chiedono a noi vicinanza, chiedono a noi quello che chiedevano a Gesu’, vicinanza, prossimita’, e con questo atteggiamento degli scribi, dottori della legge e farisei mai, mai, faremo una testimonianza di vicinanza".

Il Papa, a braccio, ha insistito su una evangelizzazione di "attenzione e prossimita’", che si guardi da ipocrisie e abitudini codificate, incontrando in aula Paolo VI in Vaticano circa duemila tra catechisti e operatori pastorali, laici e religiosi, di 60 paesi del mondo, che da ieri a domani prendono parte a un convegno organizzato dal Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, e intitolato "Il progetto pastorale della Evangelii Gaudium".

Dopo il saluto del presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, mons. Rino Fisichella e prima di cominciare il suo discorso, il Papa ha proteso il braccio verso la sala, come volesse chiudere in un solo abbraccio e le persone e la scultura della Risurrezione di Pericle Fazzini, che troneggia sullo sfondo dell’aula. E ha detto: "anche ringrazio per la bellezza, questa bellezza, la bellezza di questa cornice di vita". "Non abbiamo la ‘bacchetta magica’ per tutto" ma "la fiducia del Signore non ci abbandona mai" e il suo aiuto "ci viene dato, in primo luogo, da quanti sono da noi avvicinati e sostenuti", e’ stata la riflessione conclusiva offerta ai partecipanti, tra cui anche diversi vescovi ed ecclesiastici.

Nel discorso molti echi della Evangelii Gaudium, una sorta di documento programmatico del pontificato, testo forte in cui il papa latinoamericano chiede una chiesa in uscita, che cammini in primo luogo verso le periferie. Papa Bergoglio stasera ha esordito ricordando che "evangelizzare fa parte della missione principale della Chiesa, ma ci sono dei momenti in cui questa missione diventa piu’ urgente e la nostra responsabilita’ ha bisogno di essere ravvivata".

Altri aspetti su cui si e’ soffermato: la presenza comunque di "tanti segni che danno speranza e danno coraggio" pur "in mezzo a realta’ negative, che sempre fanno piu’ rumore"; il "rischio di spaventarci e di ripiegarci su noi stessi in atteggiamento di paura e difesa", atteggiamento "da cui nasce la tentazione della sufficienza e del clericalismo, quel codificare la fede – ha detto il Pontefice – in regole e istruzioni, come facevano gli scribi, i farisei e i dottori della legge al tempo di Gesu’. Avremo tutto chiaro, tutto ordinato, ma il popolo credente e in ricerca continuera’ ad avere fame e sete di Dio". E a questo punto ha inserito la considerazione a braccio sulla prossimita’ richiesta dai "feriti" nell’"ospedale da campo", a cui non si puo’ guardare con atteggiamento farisaico.

Papa Francesco ha anche invitato i pastori a "uscire in diverse ore del giorno per andare ad incontrare quanti sono in ricerca del Signore, a raggiungere i piu’ deboli e i piu’ disagiati per dare loro il sostegno di sentirsi utili nella vigna del Signore, fosse anche per un’ora soltanto". Sollevando gli occhi dal testo, si e’ fermato, ha guardato a lungo l’orologio con aria divertita e ha aggiunto: "non sono ancora le cinque del pomeriggio", "allora abbiamo ancora tempo che Gesu’ venga a trovarci".

Infine l’invito a "fuggire la voce delle sirene che chiamano a fare della pastorale una convulsa serie di iniziative, senza riuscire a cogliere l’essenziale dell’impegno di evangelizzazione": "una pastorale senza preghiera e contemplazione non potra’ mai raggiungere il cuore delle persone". "Facciamo il bene – ha concluso papa Francesco – ma senza aspettarci ricompensa". In mattinata il Papa aveva ricevuto il sindaco di Roma Ignazio Marino, con un gruppo di chirurghi partecipanti a un convegno sui trapianti di organi.