New York, de Blasio non avrà vita facile – di Emanuela Medoro

Il neo sindaco di New York Bill De Blasio è un democratico al comando della City Hall dopo 20 anni di presenza repubblicana. Quarto sindaco di origine italiana, dopo Fiorello La Guardia (1934-45), Vincent Impellitteri (1950-53) e Rudolf Giuliani (1994-2001). Bill De Blasio fin da giovane si schierò col partito democratico. Le sue biografie ricordano che fu accanto al popolo nella brutta guerra condotta da mercenari armati ed addestrati dalla CIA contro i sandinisti. Nella sua campagna elettorale Bill De Blasio ha sostenuto di voler essere il sindaco del 99% della società, anziché di quell’1% che detiene il potere finanziario. Si è impegnato per favorire salute ed istruzione per tutti, tassando adeguatamente i ricchi per superare le eccessive diseguaglianze sociali. Insomma, un democratico è sindaco di New York, con un programma politico in linea con quello della Casa Bianca. Ma è la sua famiglia che attrae di più l’attenzione.

Oggi cinquantenne, Bill De Blasio è nato Warren Wilhelm Jr, da padre tedesco e madre di origine italiana, proveniente da S. Agata dei Goti, provincia di Benevento. Da lei prese volontariamente il cognome, dopo la morte del padre. Moglie nera, Charline McCray, due figli, Dante e Chiara con vistose chiome afro. I nomi scelti per loro sono chiaramente legati alla cultura di un periodo del medioevo italiano che precedette di circa due secoli il viaggio di Cristoforo Colombo nel nuovo mondo, in omaggio ad una cultura antica che evidentemente per la coppia De Blasio è tuttora portatrice di valori forti e significativi. Una mistura interculturale nuovissima, una coppia mista, più originale di quella attualmente ospite della Casa Bianca, in cui non ci sono differenze razziali.

L’influenza della coppia Obama sugli orientamenti dell’opinione pubblica newyorkese nei confronti di coppie di colore o miste deve essere stata fortissima in tempi recenti. Un ricordo personale che non fa testo, ma che può essere indicativo degli umori di tanti. Non dimentico la faccia di una signora newyorkese di origine abruzzese irrigidita in un sorrisetto di circostanza, in esplicito atteggiamento di rifiuto quando, all’inizio della scalata politica di Barack Obama, osai nominarlo come aspirante Presidente. “Ah, noi abbiamo il nostro sindaco, e voteremo per lui!”: si trattava di Rudolf Giuliani, famoso per la sua lotta contro la malavita, ma che non è mai arrivato alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Ora nel giro di pochi anni un altro americano con esplicite origini italiane, nel nome suo ed in quello dei suoi figli di colore, democratico, è alla poltrona di comando della City Hall di New York. Che rivoluzione! E che penseranno adesso gli americani di origine italiana tradizionalmente repubblicani?

Nel 1967 la Corte Suprema abolì il bando dei matrimoni tra bianchi e neri, ma ancora oggi questi matrimoni sono pochi. E’ evidente che la popolazione americana wasp, i bianchi anglo-sassoni protestanti, fino a poco tempo fa maggioranza indiscussa, stanno registrando qualche sconfitta da parte delle minoranze, almeno nel teatrino della politica, quella ufficiale rappresentata dai mass-media. Avrà vita difficile il nuovo sindaco. Troverà resistenze di tutti i tipi se veramente vorrà prendere provvedimenti a favore degli ultimi della sua città. Che la predicazione di Papa Francesco lo assista, a prescindere dall’appartenenza ad una chiesa cattolica o protestante.