Né Salvini né Grillo – di Margherita Genovese

I commentatori politici che strabordano sui media tra frecciate al veleno e annunci catastrofici per il governo dopo le recenti amministrative, sembrano aver perso il lume della ragione; anche se non escludiamo la parzialità di molti o il protagonismo di chi si esprime semplicemente per esserci. E così assistiamo da una parte alla celebrazione dell’altro Matteo e alla rinata passione per i grillini; dall’altra, alle critiche più o meno feroci al premier arrogante, colpevole di fare a modo suo e di non ascoltare le minoranze.

Come cambiano velocemente i giudizi del mondo: è bastato un anno per passare dall’apoteosi alla crocifissione dello stesso personaggio. È la dura legge del governo: chi ha l’onere di guidare il Paese e deve fare i conti con bilanci statali e bene comune, non può promettere la luna e regalare illusioni a chiunque chieda soltanto senza pensare alle conseguenze.

In una umanità sempre più cinica e chiusa su interessi soggettivi, il politico che cerca solo il consenso e vuole vincere facile non deve fare altro che cavalcare le idee più retrive e antistoriche: cancellare il progetto di un’Europa unita, eliminare l’immigrazione, ritornare a un’economia autartica e alla moneta nazionale; e infine, ciliegina sulla torta, pagare meno tasse sui guadagni e consentire con il reddito di cittadinanza a tutti di vivere senza lavorare.

Queste sono le favole che leghisti e grillini raccontano al popolo, avido di risposte veloci e precise alla sua fame di felicità gonfia di diritti e scarna di doveri. I pensionati reclamano rimborsi impossibili per un Paese che stenta a uscire dalla crisi; gli insegnanti reclamano assunzioni in massa e assenza di valutazione; i giovani aspettano di essere liberati per legge dalla ricerca di un lavoro; consapevolezza e responsabilità sono diventate parole desuete e rifiutate.

Chiunque vada al governo deve trasformare le chimere in realtà praticabili: e la Grecia di Tsipras è il primo esempio dei problemi che possono toccarci se la parte più lucida della popolazione fosse surclassata da masse ingorde fomentate dai moderni Masaniello. Il nostro Paese può tornare a crescere e a risultare credibile agli occhi del mondo solo se riuscirà a favorire il cambiamento su tre fattori di equilibrio: stabilità, cultura,  lavoro. Né Salvini né Grillo possono garantirli.