Morta Franca Rame, la gran coppia si separa all’improvviso – di Carlo Di Stanislao

Aveva 84 anni ed un grande talento, sacrificato dietro al marito, Dario Fo, anche se era stata sessantottina convinta, col marito militante di sinistra più a sinistra del Pci, colonna del femminismo italiano. Franca Rame è morta al Policlinico di Milano, con l’intera aula di Montecitorio che le ha reso omaggio con un applauso corale, dopo un breve intervento dalla deputata Pd Barbara Pollastrini, che ne ha annunciato la morte.

Debuttò in fasce nei ruoli appunto di neonata nelle commedie allestite dalla famiglia di teatranti e nel ’50, in piena epoca di rivista, con la sorella fu in “Ghe pensi mi” di Marcello Marchesi. Fu allora che conobbe Dario Fo e da allora sarà la sua interprete preferita e spesso la sua collaboratrice ai testi. Con lui fondò nel 1958 la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, prima attrice e amministratrice del gruppo in cui il marito era regista e drammaturgo e dieci anni dopo, sempre con Dario, il Nuova Scena e poi La Comune, che portò gli spettacoli di satira e di controinformazione politica nelle piazze, le case del popolo, le fabbriche e le scuole occupate.

Sempre con Dario ha sostenuto l’organizzazione Soccorso Rosso Militante e per il femminismo ha lasciato il suo Dario, almeno in teatro, interpretando testi suoi come “Tutta casa, letto e chiesa”, “Grasso è bello!” e “La madre”.

In tv fino al 1962, l’anno della censura a Canzonissima, per via delle scenette troppo scomode, con un esilio fino al 1977, durante il quale radicalizza le sue scelte. Nel 2006 e’ eletta in Piemonte senatrice della Repubblica e Antonio Di Pietro, lo stesso anno, la propone come Presidente della Repubblica.

Nel 2009 ha scritto, inevitabilmente insieme a Dario, la sua autobiografia: “Una vita all’improvviso”, storia di una coppia, ma anche il racconto della storia dell’arte del teatro, che non passa per un refuso (come verrebbe da pensare dato il titolo), perché quando diciamo all’improvviso sbagliamo rispetto all’origine del vocabolo, che vuol dire andare oltre al canovaccio che serve come indicazione, vuol significare, in teatro, sviluppi e giochi che hai nella memoria, più che col testo.

La sua ultima apparizione pubblica a settembre 2012, affianco a Dario, come quasi sempre, per aprire con uno spettacolo dal Teatro Dal Verme, la mostra su Picasso a Palazzo Reale, con una lezione-spettacolo inedita, dedicata all’indiscusso genio ma anche al senso da dare alla vita, attraverso l’arte. Ed anche se era malata da un anno e da un anno aveva difficoltà a muoversi dopo l’ictus, la sua morte ci è sembrava improvvisa, perché alla sua immagine ci eravamo affezionati, dai caroselli alle piazze e sui teatri, come ad un’immagine che non può scolorire.