Mafia Capitale, Roma mangiona – di Leonardo Cecca

Mancano oltre due mesi al prossimo carnevale, ma già i festaioli hanno iniziato a mettere in campo tutto il loro repertorio. E’ "scoppiato il Cupolone"? Poco male, anzi è un bene se, dico se, tutto procederà come è dovuto in un paese civile che si vanta di essere "la patria del diritto".

Che ci fosse il magna magna anche a Roma era ovvio, come purtroppo è ovvio che tale pratica investa gran parte delle amministrazioni, di destra o di sinistra che siano: quando il menù è buono viene l’appetito e se poi bisogna ricorrere a digestivi poco male.

I fatti di Roma vengono dopo quelli arcinoti e deplorevoli di Expo e del Mose, solo per menzionare i maggiori, e come quelli riguardano amministratori dei vari partiti e con essi il colosso italiano delle cooperative. Con l’esplosione di questo bubbone si è avuta anche la riconferma, rammentiamo i centri di prima accoglienza siciliani, che la tragedia degli immigrati fa gola alla sinistra ed alle cooperative che sono, è noto, un suo sicuro supporto economico e che, pertanto saranno difese oltre ogni ragionevole limite.

Fin qui nulla da eccepire, può sorprendere solo il ritardo dei " fuochi d’artificio". Qualcuno si chiederà cosa c’entri la "carnevalata". Ebbene, essa si nasconde nel sofisticato, fumoso ed iperbolico ragionamento di alcuni, soprattutto della magistratura che consiste nell’ormai celebre quanto grottesco teorema: "Non poteva non sapere oppure poteva non sapere", teorema che fino ad oggi ha avuto più connotati politici che logici, come l’anomala gestione degli avvisi di garanzia, alcuni tenuti ben celati ed altri divulgati dai media prima che l’interessato ne venisse informato. Che siano insignificanti e semplici anomalie, non credo, sono più propenso, purtroppo, a credere che sia un cattivo funzionamento della macchina  della giustizia e dei suoi macchinisti.

Speriamo che lo "sputtanamento" della nostra capitale abbia risvolti solo positivi, non offuscati dalla politica, e siano messi in galera i truffatori senza guardare alle tessere di partito, che si stabiliscano chiare disposizioni per la ragnatela delle cooperative e che si annullino tante, ma proprio tante società costituite solo da un paio poltrone occupate dagli amici da accontentare.

E’ ovvio che questo dovuto e necessario risanamento, o meglio, pulizia dovrebbe interessare tutta l’Italia, ma, purtroppo visto cosa è successo con tangentopoli che, dopo le prime battute, assunse subito dei connotati politici, c’è poco da illudersi.

Quelli che per fede politica si definiscono democratici, colti, corretti, irreprensibili ed onesti continueranno nella loro strada e, purtroppo, continueranno a raccogliere consensi. Vabbé, se hanno creduto a Stalin tutto è possibile.