Mafia Capitale, Marino: sono solo, miei nemici nel Pd

"Il mio nemico è stato il Pd di Roma". Lo afferma in una intervista a Repubblica il sindaco di Roma Ignazio Marino. E sostiene che il popolo del Pd "mi ama. Sono i capibastone di Roma che mi odiano". E parla dei nomi finiti nell’inchiesta su Mafia Capitale: "Buzzi, come dannato redento, era piaciuto persino al presidente Oscar Luigi Scalfaro che andò all’inaugurazione della sua cooperativa. Perché pensa che il mio vicesindaco Luigi Nieri potesse smascherare il diavolo che era riuscito a truffare Scalfaro?".

Smentisce quindi abbia mai voluto promuovere Daniele Ozzimo alle politiche sociali: il "E’ una balla assoluta. Un sola volta Ozzimo riuscì a condizionarmi, quando mi convinse a non cacciare anche il direttore generale dell’Ama, Giovanni Fiscon. Oggi sono entrambi arrestati". "Io – prosegue – ho anticipato Pignatone, ho cacciato Panzironi dall’Ama, ho chiuso la discarica, ho reciso i contratti di favore, ho imposto di approvare un bilancio e ripartire con le gare mettendo fine agli affidamenti e alle proroghe".

"Invece di chiudere Roma per mafia noi stiamo chiudendo Roma alla mafia", "avrei potuto aggiustare le strade, ma solo utilizzando imprese opache. Adesso invece abbiamo fatto le gare d’appalto con un rigoroso controllo di legalità. E vedrà che già in luglio la città sarà tutto un cantiere" e "faremo la rivoluzione della manutenzione", "già l’8 dicembre, all’apertura del Giubileo, Roma sarà completamente diversa".

Sostiene Marino: "All’estero mi applaudono subito, mentre a Roma fatico: quando ho chiuso i Fori alle auto, all’inizio mi fischiavano. Ora pensano che sia stato sempre così". E assicura: "Io mi ci gioco la vita. Riuscirò a cambiare Roma. E a partire dal decoro" e "a Roma c’è la più alta concentrazione di immigrati, 9mila. In Sicilia sono 22mila, ma sparsi in tutta l’isola. Ho chiesto che non ce ne assegnino più".

Marino dice di non avere nessuna voglia di dimettersi: "Mi sento solo all’inizio. E mai come adesso sono deciso a restare, sicuro di farcela. Persino mia figlia, che era categoricamente contraria alla mia candidatura adesso è orgogliosa di suo padre sindaco", "a Roma sono cresciuto, ho studiato al Tasso, mi sono laureato alla Cattolica, e in una sala operatoria del Gemelli ho conosciuto mia moglie che faceva l’infermiera. So tutto di questa città e la capisco anche dal punto di vista dell’umanità".