Legge elettorale, Camera vota: Renzi punta su riforma Senato

Finalmente e’ iniziato alla Camera il voto sugli emendamenti alla riforma elettorale e al primo test dello scrutinio segreto l’accordo siglato martedi’ ha retto. Ma cio’ non significa che la quadra sia stata trovata, anzi: la richiesta bipartisan delle deputate di inserire le quote rosa nel testo, su cui Forza Italia e’ contraria, crea tensioni anche su altri punti. In questo contesto il premier Matteo Renzi ha insistito sul legame tra legge elettorale e riforma del Senato, sulla cui realizzazione ha detto di "giocarsi" tutto.

Nella giornata di mercoledì, Renzi a Siracusa, incontrando gli imprenditori, ha parlato anche delle riforme istituzionali, in particolare su quella del Senato che diventa indispensabile visto che la legge elettorale interverra’ solo sulla Camera: sulla trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, ha detto, "mi gioco la vittoria della mia scommessa. Se non saremo in grado di farla avremo perso, anche se l’economia riparte".

Per lo meno a livello di dichiarazioni, Renzi ha incassato da parte di Ncd, con Angelino Alfano, e di Fi, con Giovanni Toti, l’impegno a riformare anche il Senato oltre al sistema elettorale. Messo alla prova del voto segreto, il patto Pd-Ncd-Fi ha retto nell’Aula della Camera. A Montecitorio nel pomeriggio sono iniziate le votazioni sulle proposte di modifica: E proprio sulla prima, quella che prevedeva la cancellazione dell’intera legge, e’ stato chiesto lo scrutinio segreto da parte di Gennaro Migliore (Sel). L’emendamento, presentato da M5s, e’ stato respinto con 341 "no" e 188 si’. Ma non tutto fila liscio.

L’equilibrio si regge se non si cambia nulla, e nelle ultime ore e’ tornata prepotente la richiesta di inserire la parita’ di genere nelle liste bloccate. Ci sono diversi emendamenti bipartisan che chiedono l’alternanza uomo/donna nei listini e tra i capolista all’interno di ogni Regione. Il Pd appoggia gli emendamenti ma Forza Italia difende l’attuale testo, che permette due nomi di seguito dello stesso sesso. La tensione e’ salita proprio dentro Forza Italia dove molte deputate (tra le altre, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Mara Carfagna, Micaela Biancofiore e Annagrazia Calabria) hanno minacciato di votare in dissenso dal partito. La ritorsione che i deputati maschi hanno a loro volta minacciato e’ stata il loro appoggio agli emendamenti che introducono la preferenza. Tradizionalmente, si ragiona, i politici uomini sono piu’ abili come raccoglitori di preferenze. A loro volta anche le donne del Pd insistono. Il capogruppo Dem in commissione Affari costituzionali, Emanuele Fiano, e’ sembrato rivolgersi a tutti quando ha invitato a votare il testo "senza modifiche che esulino dall’accordo generale", pena il rischio che salti. In attesa che la notte porti consiglio, sono stati accantonati gli altri emendamenti oggetto del patto, come quello che affida al governo il compito di disegnare i nuovi collegi (Forza Italia vorrebbe che lo facesse il Parlamento).

A complicare le cose ci sono anche i dissensi dei partiti piu’ piccoli (Sc, Pi Cd) che emergono con forza da dichiarazioni come quelle di Mario Mauro, che preannuncia un ricorso alla Corte costituzionale. O di Pino Pisicchio, che chiede modifiche. Beppe Grillo, dalla sua villa di Sant’Ilario ha tuonato contro il Quirinale che a suo giudizio dovrebbe far sentire "alto e forte il suo monito".

Interpellato proprio sulla nuova legge elettorale e sulle riforme, Napolitano si e’ attenuto alle proprie prerogative non commentando: "Lasciamo lavorare la Camera", ha replicato chiedendo "coesione" delle forze politiche su questi temi. Ma in un convegno dell’associazione degli ex parlamentari sulla riforma elettorale, a cui sono intervenuti alcuni costituzionalisti, piu’ d’uno, tra cui Gaetano Azzariti, ha posto l’interrogativo: Napolitano promulghera’ questa legge?