Niente più inciuci, niente ricatti grazie alla nuova legge elettorale, e poi via con l’abolizione del Senato, delle Province e la riforma del Titolo V della Costituzione, oltre naturalmente al Jobs act. E’ un fiume in piena di ottimismo il segretario del Pd Matteo Renzi, che dai social network rivendica "l’enorme passo avanti" fatto con l’accordo raggiunto oggi con Forza Italia. "Mai più larghe intese grazie al ballottaggio, mai più potere di ricatto dei piccoli partiti, mai più inciuci alle spalle degli elettori, mai più mega circoscrizioni – scrive Renzi su Facebook – con l’intesa sulla legge elettorale, nonostante i professionisti della critica, il passo avanti è enorme. Dopo anni di melina, in qualche settimana si passa dalle parole ai fatti". "Ma non fermiamoci qui", conclude il segretario del Pd, che su Twitter chiarisce il suo pensiero: "Adesso sotto con il Senato, le Province, il titolo V. E soprattutto con il Jobs act. Dai che questa è la volta buona". La notizia dell’intesa raggiunta tra Pd e FI raggiunge naturalmente a Bruxelles il premier Enrico Letta, che la definisce "una buona notizia per l’Italia" se si riesce a fare le riforme e allo stesso tempo si riesce "a far muovere le riforme economiche". Per il presidente del Consiglio le riforme istituzionali e un nuovo sistema di voto "sono fondamentali per la stabilità e per far funzionare il Paese". In particolare l’accordo tra FI e Pd sulla legge elettorale prevede una soglia di accesso al premio di maggioranza che sale dal 35 al 37% (con premio di maggioranza che va dal 52 al 55%), quella per i partiti che si coalizzano che passa dal 5 al 4,5% e la delega al governo per la ridefinizione dei collegi elettorali. In fase di "limatura" anche una norma che tuteli le formazioni a più forte radicamento regionale, una versione aggiornata della cosiddetta "salva-Lega": in sostanza ci dovrebbe essere una soglia tra il 7 e l’8% che un partito deve superare in almeno tre Regioni dopo essersi presentato al massimo in 7 Regioni.
L’accordo sulla legge elettorale "è in dirittura d’arrivo per il senso di responsabilità di Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, due leader che hanno abbandonato le contrapposizioni per il bene del Paese", sottolinea Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e relatore del testo base sull’Italicum. Dal momento che l’aula della Camera non ha interrotto i lavori sul decreto legge Imu-Bankitalia per l’ostruzionismo del Movimento Cinque Stelle, la commissione Affari costituzionali non si è riunita questo pomeriggio e forse non si riunirà nemmeno questa sera. Ad ogni modo, ha spiegato Sisto, la commissione licenzierà comunque il testo per mandarlo in aula domani pomeriggio come previsto dalla Conferenza dei capigruppo, anche senza il mandato al relatore, anche senza aver votato alcun emendamento: "Andremo in assemblea con il testo base o comunque, anche se riuscissimo a fare qualche votazione, approderemo in aula portando un testo fin dove si è arrivati", ha aggiunto, anche perché, viste le proposte di modifica depositate, è quasi impossibile concludere l’esame tra stanotte e domani mattina. Molto probabile, a questo punto, la presentazione degli emendamenti frutto dell’accordo tra Pd e FI direttamente in aula a firma del relatore.
Da tutti i partiti più piccoli arrivano critiche più o meno forti all’accordo tra Renzi e Berlusconi ma anche all’interno dello stesso Partito democratico la minoranza cuperliana non ha fatto mancare il proprio contributo al dibattito, sostenendo con Alfredo D’Attorre che "l’accordo sulla legge elettorale sembra disegnato per Berlusconi" anche se "ci sono dei passi avanti". D’Attorre cita in particolare la norma Salva-Lega, "che sembra fatta apposta per costringere un possibile alleato di Berlusconi ad allearsi con lui" ma soprattutto il deputato Pd considera "una cosa fuori dal mondo che una forza che raggiunge 3 milioni di voti e sfiori l’8 per cento, resti fuori dal Parlamento solo perché non si è alleata". Per non parlare del rischio che "Forza Italia, alleandosi con una serie partiti che non raggiungono la soglia del 4,5%, arrivi a intascare da sola l’intero premio di maggioranza, il 53% dei parlamentari". Altri temi sono quelli delle liste bloccate e della rappresentanza di genere, tutti punti sui quali la minoranza del Pd "continuerà la propria iniziativa", ma "a viso aperto, perché siamo contrari alle imboscate parlamentari e commetterebbe un grave errore chi profittasse del voto segreto", conclude D’Attorre.





























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