Le toghe e la Procura di Milano – di Leonardo Cecca

Siamo ormai ridotti alla conta dei fatti incresciosi e sembra che non ci sia più una barriera atta a bloccare questo proliferare indegno per un paese che osa definirsi civile. Da vari anni è in atto presso la Procura di Milano una sorta di caccia grossa al fascicolo, il proliferare di intercettazioni telefoniche ritenute troppo "disinvolte", ma quello che più fa indignare è, da quanto emerge dai media, che si siano create delle faide interne le une contro le altre "armate".

Ricorsi su ricorsi, esposti e contro esposti, e tutto questo a danno dei contribuenti, che pagano le tasse per mantenere questi togati, ma soprattutto a danno di coloro che hanno in corso procedimenti giudiziari. Sorprendono, ma fino ad un certo punto, in questo marasma poco edificante nella "Patria del Diritto", le parole pronunciate da un magistrato della "corte" di Bruti Liberati: "Dicono che questo scontro ha rovinato l’immagine della Procura, ma francamente non ci sembra di vedere sotto le finestre schiere di cittadini scandalizzati": arroganza ed impudenza maggiore non poteva essere esternata.

Costui cosa pretende? Che la gente si presenti con forconi e badili per spingere alcuni ad andare a lavorare nei campi ammesso e non concesso che i contadini, gente seria e laboriosa, li possano tollerare? Se si fosse tappato la bocca avrebbe fatto cosa saggia e giusta. Viene da chiedersi se il Csm sia perennemente in ferie oppure è fatto della stessa pasta. Lo stipendio i togati del Csm però lo prendono, ma fino ad oggi non hanno preso alcuna decisione risolutiva. Da anni viene messo in atto il commissariamento dei comuni non troppo ligi al dovere e, pertanto, mi chiedo quale illogico motivo possa vietare di commissariare e/o sospendere una Procura che tanto fa discutere?