Le due facce dell’Italia in vacanza – di Franco Esposito

Matteo Renzi ha fatto toccata e fuga, a Forte dei Marmi. Una vacanza lampo a Ferragosto. I miliardari stranieri sono diventati stanziali in Versilia, questa estate come mai. Banchieri, magnati, e non solo russi. Il re della Malesia e l’uomo più danaroso del mondo. Il messicano Carlos Slim contende il prestigioso titolo a Bill Gates.

La costa toscana è meta ambita, ogni anno di più. I prezzi folli non l’hanno svuotata, la Versilia. I miliardari affollano i locali. Il banchiere con ufficio a Londra ha requisito la famosa Enoteca Marcucci per una sera. E alla fine ho offerto da bere e da mangiare a tutti. Cento euro a botta, ma il celebre locale di Lorenzo registra sempre il tutto esaurito.

Baby sitter per i bambini dei magnati russi al Bambaissa. E al Bagno Minerva la neve artificiale a Ferragosto: una sorpresa e una carineria per i clienti di Mosca.

Ma la Versilia e la Costa Toscana rappresentano solo una faccia dell’Italia in vacanza. Quella bella e liscia dei miliardari stranieri che non piangono, non avendone alcun motivo per farlo. Il ceto medio che arranca è l’altra faccia dell’Italia in ferie. Miliardari e poveri in pochi chilometri, ricchezza e miseria.

L’italiano medio deve stringere la cinghia, la sua è una vacanza a stecchetto. Nonostante il low cost. Martellato dalla crisi, accerchiato dai problemi, l’italiano medio in vacanza in Versilia è obbligato a risparmiare addirittura sul gelato. Il cono o la coppa per i bimbi, ai genitori solo un assaggio. Niente acqua e niente vino al ristorante. Le famiglie grandi assenti o presenti con la necessità di chiedere a pensioni e alberghi l’adozione del week end di un giorno e mezzo.

Un giorno e mezzo, ma come funziona? Arrivo in albergo alle 8 del sabato mattina, partenza alle 17 della domenica, pagando una sola notte. Perché la seconda diventa proibitiva. “Da Viareggio a Milano vanno via 100 euro tra benzina e autostrada. Risparmiare 70-90 euro per la camera può fare molto comodo”. Albergatori e ristoratori hanno sull’argomento un’aneddotica sterminata. Il racconto del ceto medio in difficoltà.

A Forte dei Marmi il prezzo invece non fa ancora cruda selezione. Come accade a Montecarlo o a St.Tropez. Sulla Costa Toscana arrivano turisti con il portafoglio pieno. Al Forte, in uno stabilimento balneare per Vip, spiagge semivuote, ma posti tenda indisponibili, tutti prenotati, e ristorante pieni. Al netto delle tavolate di Adriano Galliani, amministratore del Milan, del presidente genoano Preziosi e della new entry, Lotito, Lotirchio per i tifosi della Lazio, al Roma di Levante non si trova un buco libero. Centinaia di persone e decine di tavoli a ordinare i mitici spaghetti alle arselle. Mentre anche importanti locali di Viareggio faticano a racimolare dieci coperti la sera.

Al Bagno Piero i ricconi fanno la fila per pranzare. Hanno successo anche le trovate del fantasioso proprietario. L’ultima il carrettino dei gelati firmato Carabè, uno dei grandi gelatai italiani, quattro rivendite solo in Toscana. E dove hanno creato la nevicata artificiale a Ferragosto, i clienti non si spaventano se per una focaccina devono pagare più di dieci euro.

Habituè di un bar a Marina di Pietrasanta, per lo stesso esoso motivo, non si spaventa la famiglia di Botero, il grande artista colombiano. Suona quindi strano che non abbia avuto successo il Cocoa, il ristorante aperto qualche anno fa da Billy Costacurta e sua moglie Martina Colombari. Belli e famosi loro, il locale molto glamour, ma i prezzi troppo alti. Un insuccesso clamoroso. Velenosi i commenti dei maliziosi abitanti del posto. “I russi non si fanno più prendere in giro e i pratesi hanno finito i soldi”.

I soldi non li ha finiti il re della Malesia. Ha svuotato in pratica l’outlet di Barberino del Mugello. E in zona si nota e si sente la presenza di Carlos Slim, il messicano più ricco del mondo. Tre giorni in Versilia, ha dormito all’Augustus, nella villa che fu dell’industriale del cemento Pesenti. Slim ha visitato anche le cave di Gualtiero Vanelli, uno dei signori del marmo di Carrara.

I soldi non li hanno finiti russi e ucraini. Continuano a comprare, ora vengono in Versilia con mediatori, avvocati, architetti, imprese edili. Hanno fatto man bassa di ville e alberghi, ma i loro soldi non restano nel territorio. Al Bambaissa, la lussuosa ex spiaggia degli Agnelli, il giorno della festa cirillica, sul palco si sono esibiti i prestigiatori e una scuola di ballo di Viareggio, per la gioia dei bambini. Sui tavoli, pacchettini di Prada e Tiffany. Divertitevi, pupi.

Lorenzo al Bistrot è sempre pieno. Si vedono qua e là anche famiglie di cinesi. Frequentano in particolare il Twiga, che per i versiliasi è sinonimo di Cafonal. Il locale kitsch della Versilia. Qui è la ricchezza. Qui è anche la miseria.

La crisi sta cancellando la classe media. La gente non ce la fa più. Proprietari di pensioni e personale di alberghi devono spesso discutere con clienti che a tavola non ordinano né acqua né vino. “Comprano le bibite fuori e portano tutto in camera”. Per gli alberghi ormai è lotta continua per le tariffe, su sconti e sui siti. Le camere vengono offerte a prezzi stiacciatissimi. Mancano gli incassi, il turista del ceto medio non ha più soldi.

La faccia dell’Italia in vacanza ha portato un minimo di buonumore nei ristoranti della Versilia solo a Ferragosto. Una rarità. “Ma scordiamoci gli anni come il 2005 o il 2006”. Quando in Italia non eravamo poveri come oggi ed eravamo anche più felici.