Lavoro, la crisi taglia lo stipendio: persi 830 euro rispetto al 2010

La scure della crisi si abbatte sui lavoratori dipendenti. A fine 2012 le buste paga si sono alleggerite di 830 euro l’anno rispetto a quelle di fine 2010, frutto amaro di una costante erosione, che ha portato la media mensile da 1.328 euro del 2010 ai 1.264 euro del 2012, con un calo pari a 64 euro al mese. Vale a dire, considerando anche la tredicesima, che un lavoratore dipendente ha portato a casa a fine anno appunto 830 euro in meno. E’ il quadro che emerge dal rapporto sulle economie regionali di Bankitalia, che mostra come il calo sia stato generalizzato per tutti i settori produttivi e tutte le aree geografiche: in particolare, al Sud e nelle Isole la riduzione delle retribuzioni tra il 2012 e il 2010 e’ stata di 62 euro al mese, al Centro di 65, nelle Regioni del Nord Est di 64 euro e in quelle del Nord Ovest di 62 euro al mese. Se invece si guardano i settori produttivi, il piu’ colpito e’ quello dei servizi, mentre si sono ‘salvate’ le costruzioni, con un ribasso di 34 euro al mese. Colpa, dice Bankitalia, del progressivo deterioramento della qualita’ del lavoro tra i giovani in possesso di una laurea: la quota di giovani laureati occupati in mansioni a bassa o a nessuna qualifica e’ cresciuta in media di 3,7 punti percentuali (al Sud di 13), arrivando al 31,9%.

Se il gap fra Nord e Sud non si manifesta apertamente sul fronte del calo degli stipendi, rimane comunque elevato su quello economico: nel 2013, spiega infatti il rapporto, continuano a pesare ”le caratteristiche strutturali del Mezzogiorno”. Al Sud ”la componente estera della domanda ha un peso minore e la presenza di imprese innovative e’ relativamente inferiore”. Senza contare, come ha spiegato il vice direttore generale di Via Nazionale, Luigi Federico Signorini, che, in un momento di flessione generalizzata di prestiti a famiglie e imprese, al Sud il credito resta piu’ caro e fornito con piu’ parsimonia rispetto al Nord, a causa non solo di fattori strettamente economici, ma per ”il fatto che nel Mezzogiorno e’ piu’ debole la tutela della sicurezza e dei contratti per via della criminalita’ e dei tempi piu’ lunghi della giustizia”. Se pesa su salari e Mezzogiorno, la crisi non sembra avere invece impatto sugli stipendi dei manager bancari: dal rapporto dell’Eba sugli stipendi dei manager emerge che in Italia sono 109 quelli che guadagnano oltre un milione di euro. Tanti, ma comunque poca cosa rispetto ai 2.714 della Gran Bretagna, quasi la meta’ dei 212 tedeschi e comunque meno dei 177 della Francia. I piu’ ‘fortunati’ sono i ‘manager’ del risparmio gestito, che in media hanno ricevuto 2,2 milioni di euro, sopravanzando gli 11 banchieri attivi nel ‘retail’, fermi a 1,8 milioni di euro.

Emorragia posti al Sud,-333.000 occupati in un anno. Puglia maglia nera, perde 120.000 occupati. Prosegue l’emorragia dei posti di lavoro al Sud, mentre l’occupazione al Nord tiene: nel terzo trimestre 2013 l’Italia ha perso nel complesso 522.000 posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2012 (gli occupati sono scesi a quota 22.430.000), con una diminuzione del 2,3%. Ma il calo e’ stato significativo soprattutto nel Mezzogiorno, con 333.000 posti persi (-5,4%), mentre il Nord resiste con 98.000 occupati in meno (-0,8%).

Nel Centro si sono persi 90.000 occupati rispetto allo stesso trimestre del 2012 (-1,9%). La situazione appare drammatica soprattutto in Puglia, con 120.000 posti persi in un anno (-9,5% sull’occupazione complessiva), mentre la Lombardia segna un lieve avanzamento con 54.000 posti di lavoro in piu’ (+1,26%). Si allarga ancora il divario tra le Regioni, con la Sicilia che perde 87.000 posti (-6,3%) e la Sardegna che ne perde 42.000 (-7%), mentre l’Emilia Romagna che tiene (13.000 posti in meno, pari a un -0,6%). Frena il calo dell’occupazione in Campania, con 11.000 posti persi in un anno (-0,7%). Nel Lazio si perdono 52.000 posti (-2,3%, in linea con il dato nazionale) mentre la Toscana registra una perdita di 10.000 occupati (-0,6%). Al Sud risiede quasi la meta’ dei disoccupati totali del Paese, con 1.377.000 senza lavoro sui 2.844.000 complessivi (sono 971.000 al Nord e 536.000 al Centro).

Il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno (18,5% in forte crescita rispetto al 15,5% del secondo trimestre 2012) e’ piu’ che doppio di quello del Nord (7,6%, in crescita dal 6,8% di un anno prima). Nel complesso in Italia il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre e’ all’11,3%, in aumento di 1,5 punti percentuali. Il tasso piu’ alto dei senza lavoro e’ in Campania, con il 20,5% a fronte del 17,7% di un anno prima. In Puglia si registra la crescita piu’ rapida del tasso di disoccupazione, passato dal 13,8% del terzo trimestre 2012 al 19,2% del terzo trimestre 2013 (+5,4 punti percentuali).

Anche la Calabria resta una Regione difficile per chi cerca lavoro, con la disoccupazione che raggiunge il 20% (dal 18,1%), mentre Bolzano si conferma luogo di piena occupazione, con appena il 3,8% di senza lavoro (in calo dal 4,3% di un anno prima). Il tasso di disoccupazione cala lievemente anche in Basilicata, ma a causa della diminuzione della forza lavoro. La Regione con il tasso di occupazione piu’ basso e’ la Sicilia, con appena il 38,7% delle persone tra i 15 e i 64 anni al lavoro (il 39,8% in Campania), mentre a Bolzano lavora il 72,7% della fascia di eta’ considerata (il 65,2% in Lombardia, il 67,2% in Emilia Romagna).