Governo, Letta: dimissioni? Valuterò col Quirinale

La tattica è quella di temporeggiare: per aspettare di sapere chi sarà il segretario del Pd con cui relazionarsi, certo, ma anche per far raffreddare gli animi, consolidare la maggioranza e studiare le mosse di Berlusconi. Il premier Enrico Letta, parlando da Vilnius in occasione del summit del partenariato dell’est, fa sapere che valuterà "insieme al capo dello Stato il percorso che sono certo consentirà un chiarimento tra le forze politiche, dove ognuno si assumerà le responsabilità". Il prossimo step sarà comunque in aula. E a chi gli chiede se abbia intenzione di presentarsi dimissionario al Quirinale risponde: "Proporrò al capo dello Stato di andare in Parlamento. Ritengo di aspettare le primarie del Pd l’8 dicembre, poi subito dopo andare in Parlamento a chiedere il voto di fiducia. La nuova fiducia che il governo chiederà al Parlamento ci consentirà di passare da un 2013 che ha ottenuto dei risultati pur giocando in difesa a un 2014 in cui siamo in grado di giocare all’attacco. Il primo tempo per adesso è andato bene. Nonostante l’assedio subito da tanti fronti contemporaneamente credo che non abbiamo preso gol. Quindi adesso possiamo giocare il secondo tempo in attacco". Insomma, il premier ripete il refrain di questi giorni: senza Berlusconi la maggioranza non è più debole ma più forte, quindi proprio ora è possibile fare le riforme.

Gli esponenti di Forza Italia, tuttavia, sembrano essersi calati sin da subito nel nuovo ruolo di oppositori all’esecutivo e non lesinano critiche a Letta el Nuovo Centrodestra che lo sostiene. "Bella sensibilità istituzionale da parte del presidente del Consiglio, Enrico Letta, che ha detto di voler proporre al capo dello Stato una verifica davanti alle Camere dopo le primarie del Pd dell’8 dicembre. Il premier anteporre le vicende interne al Partito democratico ai suoi doveri istituzionali. Siamo certi che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo richiamerà ad essere responsabile nei confronti del Parlamento e nei confronti del Paese, prima che davanti al suo partito", afferma Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. "Il presidente del Consiglio prenda atto che il Capo dello Stato ha accolto la richiesta di Fi di un passaggio parlamentare per certificare la fine delle larghe intese. Ha cioè riconosciuto di fatto che il governo ha cambiato natura, da esecutivo di servizio che univa le grandi forze popolari del paese, a governo politico a tutto tondo di sinistra centro, di cui il Pd è azionista di maggioranza e il nuovo centro destra fragile stampella", dichiara Anna Maria Bernini, vicecapogruppo vicario di Forza Italia al Senato.

"Dalla verifica parlamentare disposta correttamente dal Capo dello Stato dopo la richiesta di Forza Italia, emergerà in modo plastico che l’esecutivo si regge su una maggioranza di sinistra-centro", le fa eco il senatore di Fi Altero Matteoli. A difendere le ragioni degli alfaniani ci ha però pensato il senatore del Nuovo Centrodestra, Renato Schifani: "La natura politica del governo non è cambiata, non c’è nessun governo di sinistra. Piuttosto è Forza Italia che ha cambiato idea, decidendo di uscire dalla maggioranza e di non sostenere l’esecutivo Letta-Alfano. Un governo, è bene ricordarlo, voluto dal presidente Berlusconi. In questo momento il nostro elettorato a grande maggioranza non ci chiede una crisi di governo, ma piuttosto stabilità ed impegno per uscire dalla crisi".