Una strategia che "si contrapponga finalmente alla logica della pura emergenza e che investa sul futuro, soprattutto dei giovani". A sottolineare questa priorità per la politica italiana è stata la presidente della Camera Laura Boldrini, che oggi ha partecipato insieme al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Enrico Giovannini, alla presentazione del documento finale dell’indagine conoscitiva condotta dalla commissione Lavoro di Montecitorio sulle misure per fronteggiare l’emergenza occupazionale.
Dal documento, ha messo in evidenza la presidente, emerge che "i cosiddetti ‘scoraggiati’, ossia quelli che hanno addirittura rinunciato a ricercare un impiego, sono – caso unico in Europa – più numerosi rispetto ai disoccupati, cioè a coloro che sono in cerca di un lavoro e che sono iscritti presso i centri per l’impiego o si rivolgono alle altre forme di intermediazione".
In Italia gli scoraggiati sono 2,9 milioni mentre i disoccupati 2,7. Nel complesso, inoltre, nel documento si sottolinea che i soggetti in situazione di disagio occupazionale (inclusi cioè i part time involontari e chi beneficia di uno strumento di sostegno al reddito) siano circa 7 milioni, "con un divario ancora significativo tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno".
"La mancanza di occupazione e di tutele, l’aumento delle disuguaglianze e dell’ingiustizia sociale, il progressivo incremento delle nuove povertà – ha continuato Boldrini – rischiano di raggiungere livelli insostenibili per le nostre democrazie". "Per questi motivi alla necessità di tutele e dignità del lavoro, dobbiamo essere in grado di coniugare l’esigenza della produttività e delle opportunità" e proprio in questa direzione, ha ricordato la presidente, "una risposta positiva arriva dal progetto integrato ‘Garanzia giovani’, che l’Unione europea ha promosso con grande determinazione. L’Italia è stata uno dei primi Paesi ad adottare questo progetto basato sul tentativo di integrare le politiche attive del lavoro con un rafforzamento dell’offerta formativa e il conseguente rafforzamento dei servizi per l’impiego". "Una migliore intermediazione tra domanda e offerta non basta, però" ha sottolineato la presidente della Camera, perché "molto rimane da fare in termini di rilancio economico, di crescita, di nuovi investimenti". "In sostanza – ha concluso – dobbiamo mirare alla migliore combinazione tra dignità e produttività del lavoro, tra tutele e opportunità, integrando formazione e lavoro, valorizzando la conoscenza, il saper fare, l’innovazione".
Per il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Enrico Giovannini, comunque, sul fronte della lotta alla disoccupazione "in questi nove mesi di governo molto si è fatto e molto si è fatto anche fuori delle aule parlamentari", ma "se pensiamo che un singolo provvedimento possa cambiare il mondo di cui stiamo parlando credo che siamo profondamente in errore". "Credo che la battaglia per ridurre la disoccupazione e l’inoccupazione – ha aggiunto – sia lunga, complicata e complessa" e "si gioca non solo sul piano delle norme ma poi della loro attuazione". "Molto si può fare anche a legislazione vigente", ha ribadito Giovannini dicendosi convinto che nelle prossime settimane si possano fare nuovi interventi che vadano nella direzione auspicata dal documento. "Per la prima volta – ha sottolineato poi il ministro – dopo un anno e mezzo, nell’ultimo trimestre, il numero dei contratti attivati ha superato le recessioni". "Qualcosa sta cambiando visto che i contratti che iniziano a crescere sono quelli a tempo indeterminato e di apprendistato, proprio quelli interessati dagli inventivi" messi in campo dal governo. Sul fronte delle semplificazioni nell’ambito del mercato del lavoro, infine, il ministro ha annunciato che il governo sta elaborando un pacchetto di 25 interventi mentre si sta pensando anche di estendere il modello della Garanzia Giovani anche alle altre fasce di età, per produrre "un salto di qualità nelle politiche attive". Il ministro ha auspicato inoltre che all’interno della revisione del titolo V della Costituzione, prevista dal patto Pd-FI, si trovi "un modo per tenere in giusta considerazione le diversità territoriali e insieme potenziare il mercato del lavoro nella sua unitarietà", perché "gli investitori esteri sentono di avere davanti 20 mercati diversi, quante sono le Regioni, e questo non aiuta".






























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