La casta delle toghe rosse – di Leonardo Cecca

Spesso le malelingue parlano di una magistratura poco attenta, troppo invadente ed a volte anche di parte. Non c’è nulla di più errato: essa è sempre vigile, eccome. In questi giorni è bastato che dal governo trapelasse l’idea di probabili futuri tagli allo stipendio dei magistrati che subito da parte delle toghe è in iniziata una petizione "preventiva" per raccogliere firme al fine di chiedere al Ministro della Giustizia, al Csm ed all’Anm che siano messe in atto tutte le misure intese a bloccare tale iniziativa.

Le toghe nella petizione fanno presente che esse godono di una "speciale tutela costituzionale" finalizzata alla difesa dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura. Insomma sono intoccabili. A questo punto viene da domandarsi se questi signori si sono mai posti il problema se il poverocristo, che con la misera pensione e/o salario non riesce a campare, deve o no essere tutelato dalla costituzione; forse pensano che questa tutela è riservata solo a loro che si ritengono sopra le parti.

Si sono mai chiesti se i loro stipendi sono costituzionalmente ineccepibili? Si sono mai chiesti se è costituzionale la loro arroganza con la quale sconfinano nel mondo del lavoro, dell’economia e persino in quello della politica e tutto nel nome "dell’autonomia"? Che dire poi dell’immunità di cui godono, l’unica categoria che non risponde dei propri atti ed a volte degli "orrori" che commette?

Dobbiamo però con onestà riconoscere che la colpa di tale arroganza, supponenza e conseguente strapotere non è della magistratura, ma della politica ove pascolano personaggi che hanno intrapreso la vita politica solo per far cassa, e non per un ideale di servizio al Paese, e per buttarsi nel deplorevole malcostume di cui quotidianamente si ha notizia.