Insegnare la lingua italiana all’estero può essere un vero e proprio affare: ecco perché

Mario Giro, sottosegretario agli Esteri, fautore degli Stati generali della lingua italiana nel mondo, firma un articolo sull’argomento pubblicato quest’oggi dal quotidiano Milano Finanza. Secondo l’esponente del governo, “insegnare la lingua italiana, così come insegnare in italiano nel mondo, non è solo atto dovuto per valorizzare la nostra cultura e sostenere le nostre collettività, ma può divenire un vero affare, in senso economico, per chi desideri cimentarvisi".

"Basti pensare", spiega Giro nell’articolo, "che oggi, già con le risorse disponibili, ciascun euro di denaro pubblico investito nei corsi di lingua, per esempio negli Istituti Italiani di Cultura, ne genera 1,8 in Asia/Oceania, 2,3 in America Latina. A Lima se ne generano 10, a Rio 5, a Istanbul 3,3, a Beirut 2 euro". Senza contare che "la rete all’estero delle scuole d’italiano della Società Dante Alighieri genera un fatturato di 20 milioni di euro". Insomma, insegnare la lingua italiana all’estero è un vero e proprio affare, a giudicare dai numeri. Inoltre, “oltre a favorire nel medio termine ritorni d’influenza, reputazione, turismo e investimenti", "la nostra lingua (e il nostro sistema educativo) è una risorsa in grado di generare profitto e occupazione per i giovani”.

Per il sottosegretario “per tentare di intercettare la domanda crescente, valorizzando al contempo il potenziale rappresentato dal nostro sistema attuale di scuole, sarebbe necessario un nuovo impulso, pubblico e privato, allo scopo di aumentare scuole e corsi d’italiano all’estero. Avere sul proprio territorio una scuola italiana (o bilingue) è considerato un valore per moltissimi Paesi" anche perché "il nostro sistema educativo è molto più apprezzato di quanto noi pensiamo e si irradia ben oltre le collettività italiane".

Detto questo, “come fare?”. Ecco la proposta di Giro: "da una parte, rafforzare il sistema pubblico (articolato su licei all’estero, istituti italiani di cultura, enti gestori, lettorati, scuole Dante Alighieri)”. E, "dall’altra parte, suscitare nel privato l’idea di fare con le scuole italiane e d’italiano un vero investimento economico. Fondare scuole private italiane o bilingui all’estero corrisponde all’offerta educativa esistente (l’insegnamento superiore è privato quasi ovunque). Quindi può diventare rapidamente un sistema in grado di generare profitti. Altri Paesi europei lo fanno. Le scuole italiane private di qualità possono essere considerate imprese culturali, a pieno diritto incluse nello sforzo di internazionalizzazione dell’Italia, soprattutto nei mercati emergenti. Si dovrebbero considerare misure come crediti agevolati e un sostegno istituzionale in Paesi promettenti per quelle scuole d’italiano per stranieri che volessero aprire all’ estero”.

“La prossima costituzione dell’Agenzia per l’internazionalizzazione del Paese con una vera concentrazione di competenze rappresenta" per il sottosegretario "un’opportunità in tal senso, per non continuare a ignorare la forza della nostra lingua nel rendere più appetibile l’intero sistema Italia".