Immigrati, Bagnasco: la Chiesa pronta a fare la sua parte

"Anche nelle situazioni più difficili, il Papa ci indica le vie concrete del Vangelo". Così il presidente della Cei Angelo Bagnasco, in una intervista a Repubblica, commenta la richiesta del Papa alle parrocchie di aprire le porte ai rifugiati. E alla domanda se la Chiesa italiana sia preparata risponde: "Sono testimone di un notevole movimento in tutte le diocesi, pur in mezzo a situazioni strutturali e socio-culturali non facili. Sono 6 milioni i pasti assicurati ogni anno dalle nostre mense e 15 mila i servizi rivolti a persone povere: servizi aperti a tutti, abbracciano senza fissa dimora, coniugi che si trovano in strada dopo una separazione, vittime dell’Aids o del disagio psichico. Sul fronte più specifico degli immigrati, non sono poche le Chiese che si sono pronunciate e sono attive nell’accoglienza".

E aggiunge: "Le resistenze – se ci sono – sono dentro la coscienza di ciascuno: educarsi all’accoglienza è un impegno che non può mai essere dato per scontato né per assodato. Una sfida particolare, posta a tutti, è la promozione dell’incontro tra i popoli e le culture, nel rispetto delle identità e delle legittime differenze. Si tratta di aiutare a superare paure, pregiudizi e diffidenze, che a volte si manifestano anche in forme di intolleranza e di conflitto".

E prosegue: "Tra la gente tocco con mano una grande generosità, che non conosce frontiere razziali o religiose. Non dobbiamo scordare troppo in fretta episodi come quelli avvenuti nella Stazione Centrale di Milano o Roma Tiburtina: prima ancora delle Istituzioni, è arrivata la gente comune con cibo e coperte, espressione di prossimità affettiva ed effettiva alle persone in stato di necessità".

"Siamo all’interno di una svolta epocale che, in quanto tale, esige risposte che siano all’altezza di ciò che stiamo vivendo; le sole, tra l’altro, che possono costituire un reale antidoto anche al terrorismo. Ne è parte l’impegno a rivedere gli accordi di Dublino e a varare una nuova normativa sul diritto d’asilo europeo. Teniamo presente che tutte le volte che il nostro Continente ha saputo abbattere i muri è cresciuto non soltanto sul piano della solidarietà, ma anche su quello sociale". Sottolinea che "davanti alla portata delle migrazioni di popoli era inevitabile scoprirsi impreparati: di qui le debolezze e le insufficienze dei diversi piani d’accoglienza. La gente scappa dalla fame, dalla guerra, dalla mancanza di libertà religiosa, dalle persecuzioni: è un fenomeno destinato a non esaurirsi in pochi anni. Le notizie che giungono in queste ore dall’Austria e dalla Germania sono però indicative della volontà di misurarsi davvero con questa realtà. Mi auguro che possa trovare condivisione in tutti i 28 Paesi dell’Unione europea, traducendosi in azioni politiche e diplomatiche che sappiano andare anche alle radici, alle cause di tali esodi".

Parla anche della foto del bimbo siriano morto affogato: "Quella foto si aggiunge a una lunga serie di immagini drammatiche, che avrebbero già dovuto scuotere la coscienza europea, richiamandola all’orrore di quanto sta accadendo e a esserne più consapevole e partecipe. Quell’immagine ha vinto rispetto a tanti discorsi che, più che informare, dividono l’opinione pubblica tra chi è pro e chi è contro. Quell’immagine ci riporta al cuore del discorso: la vita delle persone, specialmente dei più piccoli e indifesi; vita che domanda di essere accolta e accompagnata in maniera solidale".