Il triste spettacolo di certa magistratura – di Leonardo Cecca

Il triste spettacolo che dà una parte della magistratura e che adombra tutta l’istituzione sembra non aver fine. I casi di malagiustizia risultano essere fin troppi, ne cito solo alcuni.

Emblematico è il caso Enzo Tortora, eppure a distanza di anni il pm che lo fece ingiustamente condannare ha ricevuto un incarico pubblico. Nel periodo di mani pulite era all’ordine del giorno il deplorevole comportamento di quel magistrato che con baldanzosa arroganza faceva tintinnare le manette davanti all’inquisito, magistrato che finì poi a piagnucolare quando, per avversa sorte, fu lui a sedere sulla sedia che scotta.

C’è stato il caso di Gabriele Cagliari che fu incarcerato ed il magistrato, invece di interrogarlo, andò in vacanza, sentendolo solo dopo un mese  e mezzo. Cagliari si uccise dopo 4 mesi di prigione dopo aver scritto una commovente lettera, datata 20/7/1993, ai suoi cari, lettera che dovrebbe, a mio modesto avviso, essere oggetto di riflessione. Lo stesso magistrato recentemente rifiutò di sentire i testimoni della difesa per non perdere tempo, altrimenti sarebbe giunta la prescrizione.

Sempre a Milano, ora anche con il benestare del Presidente del Csm, prosegue il safari al fascicolo, vengono esclusi i testimoni della difesa poichè giudicati inattendibili e/o poco graditi dall’accusa. In un procedimento addirittura vengono giudicati non attendibili funzionari di polizia mentre si dà credito a chi fa comodo.

 Questo spettacolo della "onnipotente magistratura" viene fatto spendendo anche milioni di euro in intercettazioni telefoniche che interessano tutto il territorio nazionale e che hanno coinvolto anche il Capo dello Stato il quale, però, si è accorto di questo indecoroso origliamento solo quando è stata interessata anche la sua persona.

I casi ove l’accusa la fa da padrona, mi si scusi il termine, sono eclatanti, sembra che il magistrato, improvvisamente illuminato dall’alto, sia in grado di emettere la sentenza al di fuori di ogni ragionevole dubbio, ma, da peccatore, mi viene il sospetto che a volte più che un illuminato è solo un ottenebrato da fantasiosi teoremi aventi, a volte, l’unico scopo di colpire qualcuno. Sembra che si cerchi "il colpevole" per avere visibilità ed a volte anche per allontanare dalla politica persone scomode. Spesso si sceglie, a seconda dei casi, la formula "Non poteva non sapere" o "Poteva non sapere" oppure (vds caso Franzoni) "Se non lei chi altro poteva essere stato?".

Quanti casi ci sono stati di persone condannate e poi risultate completamente innocenti dopo anni di galera?

Certamente in un paese dove, solo per puro comodo, alcuni partiti non vogliono introdurre, nonostante il responso di referendum, la responsabilità civile dei magistrati, casi obbrobriosi continueranno a proliferare.

Purtroppo, ripeto purtroppo, di questa aureola di falsa supponenza ed onnipotenza si è avuta, in modo inequivocabile, la certezza in un’udienza del 20 giugno scorso. In quel di Milano, durante lo svolgimento di un processo, il giudice ha avuto la brillante idea, se mi è permesso userei definire l’arroganza, di dire ad alta voce, con il registratore acceso, quanto riportato da alcuni quotidiani e che qui trascrivo: "Non mi stancherò mai di ripetere che secondo me quando in un processo si insiste a sentire dei testi che si rivelano inutili ovviamente si può essere assolti, ma se si è condannanti sicuramente il Tribunale ne tiene conto ai fini del comportamento processuale e mi dispiace che a volte sugli imputati ricadano le scelte dei difensori".

Rimanere sbigottiti ed indignati da cotanta arroganza e supponenza è il minimo che possa capitare. Ci sbrodoliamo sostenendo che "l’Italia è la Patria del Diritto" e poi si fanno certe affermazioni; non scherziamo, in quanto con certi principi sarebbe indecente amministrare la giustizia anche presso una tribù primitiva. Indigna ancor di più costatare che questi personaggi, a volte con stipendi d’oro, non sono eletti dal popolo che dovrebbe essere sovrano, ma sono entrati in magistratura per concorso e vanno avanti per anzianità. Napolitano avrà da dire qualcosa su quanto detto dal giudice milanese? Credo proprio che l’episodio gli sarà sfuggito.