Il Jobs Act è legge, Senato approva. Scontri davanti palazzo Madama

Sì al Jobs Act da parte dell’Aula del Senato, che ha votato la fiducia al provvedimento che riforma il mercato del lavoro. I voti favorevoli sono stati 166, quelli contrari 112. Un astenuto. La delega è quindi legge.

Il provvedimento è stato approvato con la fiducia numero 31. La modifica più rilevante è volta a precisare il contenuto del nuovo "contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti", che il legislatore delegato dovrà regolare limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato.

Non è stata, come sempre ormai capita, una approvazione ‘indolore’: in prima lettura gli scontri erano avvenuti in aula, con diversi senatori del Movimento 5 Stelle sospesi per aver tentato di ostacolare le operazioni di voto. Stavolta il caos si è spostato fuori dal Parlamento: precari e studenti, circa 250, dei sindacati autonomi hanno protestato contro la legge delega del governo Renzi "che precarizza, dilata i tempi, ma noi non ci arrendiamo" come riportato dalle voci della piazza. Il corteo dopo aver percorso piazza Venezia e via del Plebiscito, largo Argentina, si è fermato a Corso Vittorio, all’altezza di piazza Sant’Andrea della Valle: a pochi metri dal senato dunque, irraggiungibile perché blindato da camionette di poliziotti in tenuta antisommossa. Sono volate uova contro gli agenti, che hanno risposta con una carica: il bilancio è di tre contusi e di tensione comunque alta. Il tutto mentre le altre sigle protestavano sotto il ministero del Lavoro.

Dentro, il governo blindato blindava, a sua volta, un testo "che è stato significativamente cambiato e significativamente migliorato" spiega il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ai sindacati risponde che "legittimamente si chiedono le risorse rispetto agli ammortizzatori sociali e alla loro estensione. Credo che le risorse appostate nella legge di stabilità siano fondamentalmente vicine all’esigenza di affrontare il tema che abbiamo di fronte".

Ma pur blindato dai cordoni di polizia, anche a Palazzo Madama arriva l’eco delle proteste: "In questo Paese corriamo sempre più il rischio che dei lavoratori manganellino altri lavoratori, e questo purtroppo non va bene, non va assolutamente bene, signor Ministro. C’è qualcosa che non va", protesta il leghista Jonny Crosio.

E anche nel Pd continuano i mal di pancia: i 27 dem di aria civatiana votano la fiducia turandosi il naso. Corradino Mineo invece stavolta si smarca "perché ritengo che il governo stia abusando in modo grave della fiducia: "il Jobs Act è stato blindato già in prima lettura al Senato, per poi essere modificato alla Camera, e ora torna qui di nuovo blindato. Mi viene da chiedere se questa Camera non sia già stata sciolta a sua insaputa: sento il dovere – spiega l’ex giornalista di RaiNews 24 – con la questione morale che riesplode a Roma e il Parlamento blindato oggi per una manifestazione di protesta, di seguire la mia coscienza".