Il calcio moderno espone i calciatori a troppi infortuni?

Lo sport diventa sempre più “spettacolo” di anno in anno, ma sorge la necessità di prendere seriamente in considerazione la salute degli atleti che altrimenti rischiano di accorciare sempre di più le proprie carriere

Negli ultimi anni il calcio è cambiato a una velocità sorprendente, avvicinandosi sempre più al modello vincente NBA che da anni è il punto di riferimento per qualsiasi lega sportiva al mondo. In Europa si gioca senza soluzione di continuità per 11 mesi all’anno e tra gli atleti inizia a montare il malcontento per una situazione che di anno in anno si aggrava sempre di più.

Si gioca troppo spesso

La stagione del grande calcio è ripartita e se dai uno sguardo e ottieni le quote di calcio qui a Betfair della Serie A di metà dicembre, scopri come sia in testa l’Inter, seguita dall’Atalanta, dal Napoli e dal Milan, e siano queste le principali favorite per la vittoria dello scudetto. Anche quest’anno i calciatori delle squadre più forti sono costretti a giocare ogni tre giorni e con i prossimi Mondiali di Qatar 2022 che per la prima volta verranno giocati a dicembre, il calcio mondiale subirà un’altra piccola rivoluzione. L’ultimo a sollevare la questione relativa ai troppi impegni cui sono sottoposti i calciatori è stato il portiere del Belgio e del Real Madrid Tibaut Courtois che in conferenza stampa ha dichiarato che il calcio ha bisogno di essere ripensato perché così si mette a serio rischio la salute degli atleti. La reazione alle parole del belga non si è fatta attendere e subito dai vertici UEFA sono arrivate delle bordate che, però, portano poco di costruttivo alla decisione. Sebbene i calciatori siano dei privilegiati e possano godere di stipendi del tutto fuori dal comune, sono pur sempre degli essere umani e necessitano di tempi di recupero fisiologici al fine di evitare di andare incontro a infortuni sempre più seri. Tra Serie A, Coppa Italia, Coppe Europee e impegni con le Nazionali, un giocatore di prima fascia gioca più di 50 partite ufficiali all’anno, con tutto ciò che ne deriva dal punto di vista emotivo e fisico. Come se non bastasse, è notizia di queste settimane che la UEFA e la FIFA starebbero pensando a Mondiali ed Europei da giocare ogni due anni, anche se la sensazione è che difficilmente questa riforma andrà in porto.

Gli infortuni sono sempre più frequenti

Mentre in passato gli infortuni patiti dai calciatori erano principalmente di natura traumatica e riconducibili al fatto che il calcio è e resta uno sport di contatto, negli ultimi anni abbiamo assistito a un vero e proprio boom di infortuni muscolari, anche gravi, che devono portare a una seria riflessione sulle modalità di allenamento e di gestione della preparazione fisica durante tutto l’arco della stagione. Come se non bastasse, sono aumentati in maniera esponenziale anche gli infortuni di natura traumatica soprattutto al ginocchio, in particolar modo al legamento crociato. I calciatori Zaniolo, Ibrahimović, Rog e Strootman sono solo alcune delle recenti “vittime” di una tipologia di infortunio che diventa sempre più ricorrente e che è sicuramente riconducibile al sovraccarico cui sono sottoposti i calciatori. Una problematica simile è stata rilevata anche per gli atleti NBA, dove a cedere è stato il tendine d’Achille, in particolare quelli di Kevin Durant e Klay Thompson, per menzionarne solo alcuni.

Lo sport diventa sempre più “spettacolo” di anno in anno, ma sorge la necessità di prendere seriamente in considerazione la salute degli atleti che altrimenti rischiano di accorciare sempre di più le proprie carriere.