Il 1 maggio ci lasciava Ayrton Senna, l’imperatore brasiliano – di Mirko Crocoli

Quello che è stato Ayrton Senna per l’automobilismo professionistico, per i suoi fan sparsi in tutto il mondo e per il Brasile è impossibile definirlo. Un leader, un vincente, un leone con quella McLaren, ma anche un gentleman fuori dai circuiti di gara. E pensare che sosteneva che la vita era troppo breve per avere dei nemici, quasi presagisse il suo tragico destino.

Morto a soli 34 anni, quest’uomo, questo genio del volante, era nato il 21 marzo 1960 nella città di San Paolo e ci ha lasciato ad Imola, il 1 maggio del 1994. Quest’asse Brasile – Italia lo ha segnato profondamente, perché il grande pilota era amato e osannato anche dai tanti italiani che, all’epoca, erano combattuti nel tifo, addirittura sognandolo un giorno in Ferrari.

Ha corso con le scuderie Toleman, Lotus, McLaren e l’ultima, la Williams; diventando campione mondiale per ben 3 volte (’88, ’90, ’91). 162 i gran premi disputati, 41 vinti, 80 i podi, 65 le pole e 19 i giri veloci. Un recordman d’altri tempi, una formula 1 spettacolare e agguerrita, con battaglie fino all’ultimo millesimo, fino all’ultimo centimetro.

Storiche quanto indimenticabili le sue sfide con il compagno Alain Prost, dentro e fuori il paddock. 3 i giorni di lutto nazionale in Brasile e 4, per il rimpatrio della salma, onorata e rimpianta dai tanti colleghi “noti” che, con profondo rispetto, la salutarono commossi. Mansell, Piquet, Barrichello, Alboreto, Berger, Hill, Fittipaldi e soprattutto una folla oceanica che, nella città natale, si strinse attorno a lui.

Quella maledetta curva del Tamburello non gli ha lasciato scampo e, nonostante le successive indagini da parte delle autorità competenti riguardo alle anomalie strutturali e meccaniche della vettura, nel 2005 il patron Frank Williams e il progettista Adrian Newey furono definitivamente assolti, per il direttore tecnico – invece – Patrick Head la corte di Cassazione sentenziò il “non luogo a procedere” in quanto prescritto il reato.

Il 26 aprile del 1997, proprio nel luogo dell’incidente all’interno del circuito bolognese, lo scultore Stefano Pierotti, su commissione del Comune di Imola e della società Sagis, creò un monumento in sua memoria, eretto all’altezza del punto in cui smise di respirare e concluse la sua magica ed ineguagliabile carriera. E’ una statua in bronzo alta due metri che poggia su un basamento di marmo grigio del peso complessivo di circa 400 chilogrammi. 21 anni sono oramai trascorsi e tanti i ricordi di quel “maestro” della velocità simpatico e sornione, attento ed amichevole. Chi, come noi, ama questo bellissimo sport, non può e non deve – oggi più che mai – esimersi nel mandare un caloroso abbraccio, un devoto saluto e una preghiera sincera a Lui, Ayrton Senna, il vero imperatore brasiliano delle famose monoposto!