Governo, Renzi: ‘ora tagli alla spesa pubblica per 20 miliardi’

"I tagli non saranno per 17 miliardi, io ne immagino 20 perché intendo liberare risorse da investire nei settori strategici come l’istruzione e la ricerca senza aumentare le tasse". Lo afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi in una lunga intervista a Il Sole 24 Ore nella quale rivendica che "nessuno ha mai fatto la riduzione di tasse che abbiamo fatto noi". E aggiunge: "Cottarelli ha la mia fiducia e quella di Pier Carlo. Ha chiesto di tornare a Washington al Fondo monetario, ma io gli ho chiesto di restare. Vedremo se riusciremo a trattenerlo. In ogni caso la spending si fa per circa 20 miliardi".

"Ho qui il bilancio dello Stato, questa estate me lo sono studiato bene, sono più di 800 miliardi di spesa pubblica e credo che sia arrivato il momento di cambiare metodo. Lunedì incontrerò tutti i ministri con il ministro dell’Economia Padoan e valuterò con loro tagli del 3% per ciascun ministero". "Nei fatti ogni ministro potrà e dovrà valutare le singole spese da tagliare. Le posso garantire che da tagliare ce n’è, se una famiglia può risparmiare 40/50 euro su un budget di duemila, non vedo perché lo Stato non possa fare altrettanto avendo a disposizione una spesa di 800 miliardi". Secondo il premier "bisogna passare dalla cultura della spesa storica a quella della spesa strategica. E’ finito il tempo di chi ti risponde: ho sempre fatto cosi. Nessuno ce l’ha mai fatta? Non è un buon motivo per non provarci. Le sfide difficili mi piacciono".

"Ritengo prematura la valutazione degli effetti del bonus sull’economia: ogni considerazione è parziale in assenza di uno studio serio. Abbiamo voluto il bonus da 80 euro per dare un senso di giustizia sociale e sostenere il potere d’acquisto del ceto medio che è stato tartassato in questi anni e non ha mai visto un intervento di riduzione delle tasse così significativo. Quindi, non solo lo confermo, ma se riesco, lo allargo. Nello stesso tempo, però, abbiamo ridotto l’Irap sulle imprese del 10%". "Il bonus darà i suoi effetti perché verrà confermato e percepito finalmente come strutturale. Deve essere stabile, e percepito come tale. Il ceto medio ha bisogno di respirare".

Non era meglio per l’Italia avere in Europa un ministero economico di peso piuttosto che lady Pesc? "La risposta è sì se si pensa che l’Europa sia solo quella dello spread e dell’economia, la risposta è no per chi come me ritiene che la pace sia un valore ancora più importante da difendere e, dove necessario, costruire. L’Italia deve tornare a pensare in grande, puntando sul mondo e non solo sulle vicende di casa nostra. Non è detto, peraltro, che un commissario economico non italiano non possa tutelare meglio il nostro interesse sulle politiche di crescita e di flessibilità".

Renzi nell’intervista esclude un rimpasto di governo: "Fantapolitica. La squadra è questa e non si tocca. A tempo debito sostituiremo solo il ministro degli Esteri".

"Non esiste nessuna operazione taglia-debito. Non si fa: non possiamo permetterci un danno reputazionale. Per risolvere il problema del debito dobbiamo tornare a crescere, deve farlo l’Europa e noi con lei. La cornice è chiara: 300 miliardi di investimenti sono stati promessi da Juncker, altri 200 sono quelli della Bce e dovremo vigilare che attraverso il credito questi quattrini arrivino all’economia reale". Sul tema della flessibilità "c’è più convergenza in Europa di quanto si possa leggere sui giornali. Noi teniamo fermo il 3% ma c’è una flessibilità possibile nella tempistica del fiscal compact: se facciamo le riforme, e come ho detto le faremo, potremo avere più tempo per il rientro del debito. Il punto decisivo è trovare il modo affinché l’impegno di Juncker sugli investimenti promossi e promessi si traduca in realtà e, come ho già detto, le misure straordinarie di Draghi devono arrivare all’economia reale. La Francia sta al 4% di deficit/pil, noi restiamo al 3% perché con il nostro debito abbiamo bisogno di questo elemento di credibilità".

Inoltre ribadisce che non ci sarà nessuna manovra correttiva: "Innanzitutto perché sono convinto che il risultato sulla crescita non sarà così negativo come si dice e poi perché possiamo puntare sul dividendo dei tassi bassi sul debito pubblico e su un buon andamento del fabbisogno. Dati negativi e positivi si annullano".

"Avendo convinto quattro italiani su dieci, ho una grande responsabilità che mette i brividi. Questo risultato mi spinge a non guardare in faccia nessuno, considero tale consenso il capitale per il cambiamento di questo Paese. Per dirla in termini economici, questo 41% è un utile che reinvesto nella nostra azienda, che è l’Italia. Ma continuerò a farlo con quello stile di leggerezza che è mio: non è serio solo ciò che viene detto con una faccia seria. Vengo da una cultura personale e politica per cui nessuno è indispensabile, per cui ci si può prendere sul serio anche sorridendo. Per salvare l’Italia non servono facce corrucciate, ma idee pesanti. Sono convinto che il Paese non si salva se non si salverà con i suoi imprenditori, le sue famiglie, i suoi lavoratori, la sua gente. Perciò io continuerò a coinvolgere gli italiani anche se l’establishment storcerà il naso e tutti insieme usciremo da questa crisi".

"Io non credo che chi governa debba necessariamente scontentare: questa è una visione octroyée della democrazia, una concezione per la quale c’è un’aristocrazia che dirige e un popolo che non capisce, un’aristocrazia che sa qual è il bene e governa senza coinvolgere il popolo. Noi, al contrario, dobbiamo coinvolgere il popolo e io oggi sento che il Paese è coinvolto, la gente mi dice ‘andiamo avanti’. L’establishment che storce il naso è lo stesso che ha portato il Paese in queste condizioni".

Renzi esclude il rischio di un commissariamento: "Macché, non esiste. Il nostro Paese deve uscire da questo pregiudizio negativo su se stesso. Noi diamo all’Europa più di quello che l’Europa da a noi. Ma quale commissariamento? Certo, dobbiamo fare le riforme e farle velocemente, ma le dobbiamo fare per i nostri figli non per l’Europa. Mi scusi, ma lei avrebbe mai creduto che il cooperatore Poletti cambiava in senso liberale la riforma del mercato del lavoro della professoressa Fornero e restituiva l’accesso al lavoro ai giovani dando loro le opportunità che erano state frettolosamente tolte?". E aggiunge: "Non ho paura di perdere le prossime elezioni, ma molte delle riforme che dobbiamo fare sono popolari: la riforma della pubblica amministrazione è popolare per la gente, magari non per i sindacalisti ai quali abbiamo dimezzato i permessi. Lo stesso vale per la spending review".

"Noi dobbiamo metterci le riforme e lo stiamo facendo. Lei ci credeva che si arrivava al primo voto finale su Senato, titolo quinto, legge elettorale? Delega fiscale, semplificazione della Pubblica amministrazione e giustizia a partire da quella civile e dallo smaltimento dell’arretrato, le abbiamo fatte, sono riforme partite, non mi pare che in questi mesi siamo stati fermi. Pedaliamo, altro che se pedaliamo". "Sullo sbloccacantieri anche voi avete ironizzato sulle cifre realmente aggiuntive, abbiamo trovato 3,8 miliardi e non mi pare poco, ma soprattutto sblocchiamo i cantieri, la proroga delle concessioni autostradali vale io miliardi, i piani di lavoro fermi da Nord a Sud ora ripartiranno, per le Ferrovie sblocchi per sei miliardi. Poi c’è il credito d’imposta per la banda larga, ma ho voluto che fosse limitato nel tempo, è una finestra che si apre solo per chi investe subito. In tutto, sono oltre 40 miliardi gli investimenti sbloccati".

"La riforma del mercato del lavoro ci sarà entro l’anno, tocca al Parlamento, ma rispetteremo l’impegno assunto". "Sulla riforma del lavoro si è fatto un primo intervento importante per decreto, abbiamo corretto un errore grave e ci sono già i primi segnali di inversione di tendenza nell’utilizzo dei contratti a termine per l’ingresso sul mercato del lavoro. Si può fare, per decreto, il nuovo welfare? No, ma sono certo che il Parlamento entro la fine dell’anno approverà il jobs act. Introdurremo in Italia il modello di lavoro tedesco non quello spagnolo".

"Una cosa è abbattere i tabù, un’altra violare i regolamenti parlamentari. Mi pare che stiamo mettendo fretta al Parlamento su tutto. Sul lavoro, se sarà possibile, cercheremo ancora di anticipare. Confido che il Senato possa varare la riforma entro ottobre, confido che l’esame del provvedimento possa procedere bene e speditamente. Abbiamo bisogno di scelte coraggiose e innovative, fuori dalla logica dei veti incrociati". E alla domanda se contratto a tempo indeterminato flessibile vuol dire anche superamento dell’articolo 18 e della reintegra obbligatoria il premier risponde: "Quella è la direzione di marcia, mi sembra ovvio. Sarà possibile solo se si cambierà il sistema delle tutele".

Parlando delle assunzioni degli insegnanti nella scuola, che quantifica in "150mila": “assunzioni gradualmente, ma intanto cambiamo le regole introducendo criteri meritocratici, selezionando gli insegnanti, dando al preside il potere di scegliere chi ritiene più bravo, questa per me è la vera rivoluzione. Dobbiamo recuperare maggiore spazio per alcuni insegnamenti come l’educazione civica, artistica e quella fondamentale della lingua inglese. Qui bisogna fare di più: perché la Rai, ad esempio, non può pensare di trasmettere in prima serata film in lingua inglese sottotitolati?".

"Le privatizzazioni si faranno e i target previsti verranno rispettati. Non sono convinto che si debba partire da Eni e Enel. Non vedo prioritario ridurre le quote dello Stato in due società che hanno grandi potenzialità, il corso dei titoli può ancora crescere, si può fare un discorso più strategico. Abbiamo dato un indirizzo di lungo corso a queste aziende e siamo convinti che questo indirizzo possa produrre nuovo valore da ulteriormente valorizzare. Questo vale anche per le Poste dove Caio sta facendo un buon lavoro, lasciamoglielo fare. Esiste il tema di fare cassa: con Padoan troveremo le soluzioni idonee".

Sulla riforma saltata delle partecipate degli enti locali, prevista da alcuni articoli della bozza dello sblocca Italia, il presidente del Consiglio Matteo Renzi commenta in una intervista a Il Sole 24 Ore: "Inserire quella norma lì sarebbe stato un errore. Ho fatto il sindaco e ho sempre sofferto la schizofrenia legislativa. Adesso che sono dall’altra parte della barricata, non ripeto gli errori che ho sempre criticato. Se vogliamo intervenire sulle partecipate si fa in modo organico, non in modo arzigogolato. Lo faremo con un disegno strategico, come previsto dal ddl Madia che affida una delega in questo senso". Vendita o aggregazione, per Renzi, "non sono in contraddizione. La vendita riguarda alcuni Comuni mentre strategicamente credo possa rivelarsi più utile favorire processi di aggregazione facendo attenzione a distinguere le singole situazioni. La Cassa depositi e prestiti e, in particolare, il Fondo strategico possono diventare una sorta di promoter delle aggregazioni e l’obiettivo finale è quello di passare da ottomila a non più di mille società. Se poi si vendono o quotano, meglio".