Napolitano pressa, riforme subito. Il premier rassicura

Le riforme costituzionali sono ”improcrastinabili”: in attesa di conoscere il posizionamento di Forza Italia sul delicatissimo tema delle riforme Giorgio Napolitano rimane in pressing stretto su Camere e Governo. ”Nel 2014 le faremo, sara’ il punto principale” del nuovo esecutivo, gli ha risposto il premier Enrico Letta a stretto giro di posta, mostrando la sicurezza di chi e’ convinto che con l’uscita di scena di Forza Italia si sia aperta davvero nuova vita per il suo esecutivo. Ma l’ottimismo del presidente del Consiglio non lo porta a dimenticare come il suo costituendo Governo di ‘strette intese’ non ha i numeri per rivoluzionare l’architettura istituzionale dello Stato. E per questo continua a ripetere che per le riforme ”serve una larga condivisione”, in attesa delle mosse di Berlusconi. Ma e’ il capo dello Stato a spendersi infaticabilmente per tenere alta l’attenzione del Paese su un tema che coinvolge la tenuta della politica e anche l’effettivo aggancio della ripresa. ”La strada delle riforme e del rinnovamento della politica deve essere perseguito con lungimiranza, senza cedere a facili demagogie ed avendo ben presente il contesto interno e internazionale nel quale la politica italiana si trova ad agire”, ha spiegato oggi in un messaggio ai socialisti italiani.

Intanto Matteo Renzi e’ intervenuto sull’archetipo delle riforme, la legge elettorale, garantendo che un minuto dopo la sua incoronazione a segretario del Pd l’esame del Porcellum sara’ spostato alla Camera. Solo li’ il rebus, a suo avviso, potra’ essere risolto. ”Ancora qualche giorno e poi la portiamo alla Camera questa benedetta legge elettorale. E si fa sul serio", ha scritto il sindaco su Twitter. Un proposito che al momento si scontra con la realta’ delle cose, che si incardina ad esempio nella riunione della Commissione affari costituzionali programmata per lunedi’ prossimo al Senato. E come se non bastasse – ben prima delle primarie del Pd – gia’ martedi’ potrebbe calare sul Porcellum la mannaia della Corte costituzionale. Una sentenza della Consulta che potrebbe dare il ‘via’ all’entrata in campo del Governo.

A palazzo Chigi si ragiona da giorni sul da farsi, senza escludere la via del disegno di legge. ”A quel punto – ha confermato il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello – diventera’ un obbligo per il governo attuare la sentenza, e l’esecutivo non potra’ fare a meno di prendersi le sue responsabilita’". Ipotesi che M5S vede come fumo negli occhi parlando di ”delegittimazione” del Parlamento. Serve tempo per una materia cosi’ complessa come quella delle riforme costituzionali, ha detto invece la presidente della Camera Laura Boldrini in un tentativo di difesa del Parlamento che da mesi si muove senza costrutto. "Le assemblee rappresentative non possono intervenire in modo sostanziale nei processi decisionali senza conoscere non solo il merito dei singoli provvedimenti, ma anche il loro inserimento in un ambiente normativo complesso”, ha spiegato la Boldrini. Forza Italia si palesa con Renato Brunetta che boccia cosi’ un eventuale ritorno secco al Mattarellum: ”va assolutamente esclusa una reviviscenza ‘sic et simpliciter’ del sistema elettorale precedentemente vigente. Per una semplice ragione: nel Mattarellum non esistevano le circoscrizioni estere”.