Gibiino (Fi) a ItaliaChiamaItalia: ‘Fitto? Inaccettabile, stanchi della sua opposizione’ – di Barbara Laurenzi

Roma – “È scorretto indire una conferenza stampa nella stessa ora in cui si sta tenendo l’ufficio di presidenza per elaborare un documento comune, questa non è democrazia”. A parlare è il senatore azzurro Vincenzo Gibiino, membro del comitato di presidenza di Forza Italia, e il riferimento non può che essere al dissidente Raffaele Fitto che, proprio negli stessi minuti in cui il partito elaborava un documento comune, se ne stava davanti le telecamere a chiedere lo scioglimento dei vertici.

A colloquio con ItaliaChiamaItalia il senatore Gibiino, che ricopre il ruolo di coordinatore azzurro in Sicilia, spiega che Massimo Romagnoli, l’ex deputato eletto all’estero in carcere dal 18 dicembre per traffico internazionale di armi, è attualmente sospeso da qualsiasi incarico interno al partito: “Ho sempre agito così con chiunque si trovasse in situazioni simili”.

Da quasi due mesi è detenuto in carcere in Montenegro Massimo Romagnoli, membro del comitato di presidenza di Forza Italia Sicilia e uno dei principali attori della campagna elettorale in questa regione per le ultime europee. Come intende comportarsi il partito in relazione a questa vicenda? Avete preso contatti con il vostro collega?

Su questa vicenda non ho nulla da dire, a parte il fatto che Forza Italia attende le azioni e le valutazioni della magistratura. Forza Italia non ha notizie di Romagnoli, non lo abbiamo sentito e non sappiamo nulla in più rispetto a quanto diffuso dalla stampa.

Forza Italia non ha intenzione di seguire una linea precisa, oltre ad attendere le decisioni della magistratura? Romagnoli non è ancora un vostro dirigente di partito, membro della presidenza in Sicilia?

No, Romagnoli non ha più alcun incarico. Quando accadono fatti di questo genere è prassi che la persona coinvolta si autosospenda e, nelle situazioni in cui questa persona sia fisicamente impossibilitata a farlo, come è in questo caso, provvede il partito alla sospensione. È la normale procedura, come coordinatore ho sempre agito in questo modo, con tutti e in qualunque occasione. Questo è ciò che può fare il partito, dopo di che finisce il raggio d’azione della politica e inizia quello della magistratura.

A proposito di politica, il portavoce azzurro Giovanni Toti ha sentenziato che il patto del Nazareno “è rotto”. Che cosa cambia, in concreto?

Non è corretto dire che il patto del nazareno si è rotto. In realtà, riteniamo terminata la spinta propulsiva del patto che, sostanzialmente, era nato per fare in modo che una forza di opposizione come quella di Forza Italia affiancasse la maggioranza per consentire la realizzazione delle dovute riforme. Tra l’altro, ricordo che quando le stesse riforme furono proposte da noi, il Pd si sottrasse al voto secondo un principio che potremmo definire del ‘tanto peggio tanto meglio’.

Si passa dalla collaborazione totale all’allontanamento per un nome come quello di Mattarella che, però, in fondo, è piaciuto anche a voi.

Non si tratta solamente del Quirinale, ma di un metodo generale di lavoro. Avevamo un accordo con Renzi e con il Pd ma loro hanno preferito andare avanti da soli sulla riforma del bicameralismo perfetto, da far diventare monocameralismo, sulla riforma elettorale e ora, da ultimo, sul capo dello stato. A questo punto Forza Italia torna a essere un’opposizione, responsabile certamente ma sempre opposizione, e il governo dovrà muovere i suoi passi da solo.

Un altro che cammina da solo è Raffaele Fitto. Non ha forse ragione, quando dice di azzerare i vertici?

No, si tratta di una linea inutile. Abbiamo più volte discusso, nei vari uffici di presidenza dove ha partecipato anche lo stesso Fitto e altri esponenti che ora forse hanno meno memoria, i temi che c’erano da affrontare in merito all’organizzazione del nostro movimento politico. In questo modo siamo giunti alla nomina dei coordinatori regionali ed è stata confermata la leadership di Berlusconi, questo è il metodo democratico con il quale si compiono delle scelte, altri atteggiamenti ai quali assistiamo in questi giorni assomigliano più all’anarchia. Non si possono contestare anche le decisioni prese di comune accordo e il nostro movimento ha dimostrato alle europee di esistere, molto più di altri, questo vorrà pur dire che si è lavorato bene. La democrazia, che deve esistere all’interno di un partito, prevede che vinca una maggioranza e che la minoranza si adegui. L’ultimo ufficio di presidenza ha sancito in maniera ancora più netta la diversità di alcuni comportamenti.

Quali comportamenti?

Chi ha partecipato all’ufficio di presidenza ha privilegiato la concertazione e ha dimostrato di voler raggiungere una decisione che esprimesse una visione comune, una visione democratica appunto. Il fatto che Fitto abbia convocato una conferenza stampa nella stessa ora in cui si svolgeva il nostro ufficio di presidenza ha significato non solo non volersi ispirare alla democrazia, ma addirittura ucciderla. Una logica democratica avrebbe previsto la partecipazione all’ufficio di presidenza anche da parte di chi era contrario alla linea della maggioranza e, dopo l’elaborazione del documento comune, avrebbe potuto divulgare un’eventuale dichiarazione nella quale avrebbe spiegato il suo punto di vista. Non sarebbe stato corretto nemmeno in questo modo, perché ripeto che la minoranza si deve adeguare alla maggioranza, ma almeno sarebbe stato meno fuori luogo.

Come potete pensare che Forza Italia non si spacchi? Quanto potete durare in questo modo?

Rispondo come semplice iscritto e militante e non come membro dell’ufficio di presidenza di Forza Italia. A titolo personale questa condizione è inaccettabile, non è possibile subire il controcanto continuo di qualcuno che non fa altro che criticare. Tutto ciò è intollerabile e disorienta l’elettore, il partito è un luogo democratico dove si cercano soluzioni per i cittadini, non è un luogo dove perpetuare una discussione continua. Mi sembra francamente che si stia esagerando, siamo stanchi di questa continua opposizione di Fitto.

Oggi il premier Renzi ha dichiarato: “stiamo spaccando Forza Italia al Senato”, aggiungendo che non gli interessa se si rompe il patto del Nazareno perché secondo lui il Pd avrebbe i numeri per andare avanti da solo.

Questa impostazione non solo non è corretta ma è estremamente superficiale. Quello che viene chiamato patto del Nazareno è come una medaglia a due facce, una è quella utilizzata da Renzi che ne ha fatto uno strumento di governo in un momento di debolezza del suo partito, l’altra faccia della medaglia è quella di Forza Italia che ha aderito al patto ma, essendo all’opposizione, lo ha fatto solo dopo un’attenta valutazione su cosa fosse giusto per il paese e dovendo superare diverse frizioni interne. Nel momento in cui Renzi fa una dichiarazione di questo tipo sta tornando indietro dimenticando che e l’interno dei suoi gruppi è lacerato sulla questione delle riforme. Quando dice “abbiamo i numeri” sta mentendo, non è vero, è una dichiarazione superficiale e fuori luogo. Dopo il nostro documento, elaborato dopo l’ufficio di presidenza di ieri, mi sarei aspettato almeno una giornata di silenzio da parte di Renzi e del Pd, non un’immediata dichiarazione, per di più con una frase di questo tipo.

Lo strappo con Renzi è stato innescato dal voto per il Colle. È vero, però, che molti in Forza Italia hanno disobbedito alle indicazioni di partito e scritto il nome di Mattarella sulla scheda solamente in nome di una comune sicilianità? Lei ha resistito alla tentazione di votare un suo conterraneo?

Credo che questo sia accaduto in ogni gruppo parlamentare, sia in Forza Italia che nello stesso Nuovo Centrodestra che infatti si è spaccato in maniera evidente e plateale. A proposito della territorialità e del campanilismo, io sono stato molto leale, coerente e corretto con l’indicazione di Berlusconi tanto che, proprio in un’intervista doppia con Crocetta, ho detto che avrei votato scheda bianca. So che alcuni in Forza Italia hanno votato Mattarella, ma erano meno esposti politicamente di me, il mio voto avrebbe avuto una valenza diversa; come siciliano sono però orgoglioso che una terra martoriata come la nostra possa esprimere le due prime cariche dello Stato, con il presidente della Repubblica e quello del Senato. Ritengo, inoltre, di potermi attribuire un po’ di merito nell’aver insistito all’interno del partito, costruendo un pensiero politico comune, affinché Forza Italia rimanesse in aula e votasse scheda bianca come segno di protesta contro Renzi e il suo metodo, piuttosto che uscire così come era stato detto in precedenza.

Per come si stanno mettendo le cose, non crede che Berlusconi arriverà a cacciare Fitto o a imporgli un aut aut?

Non credo, ho conosciuto Berlusconi nei momenti difficili, so che lui riesce sempre a trovare la migliore soluzione anche negli ultimi cinque minuti. Sono convinto di una cosa, non credo che Berlusconi possa concedere cessioni di sovranità o altri stravolgimenti di partito che vengono pretesi da Fitto. Mi unisco al ragionamento di Toti quando invita a una formale apertura a Fitto su un tavolo di confronto, piuttosto che al proseguimento di questo controcanto continuo. Fitto dovrebbe parlare internamente al partito e noi ai media. Se ogni valutazione finisce in conferenza stampa, non va bene. Tra l’altro, lo abbiamo ascoltato per mesi chiedere su tutti i giornali le primarie, che dovevano essere la panacea di tutti i mali, un argomento sparito dal dibattito dopo i fatti del Pd in Liguria. Dopo lo abbiamo sentito parlare di partito al posto dei club, che invece sarebbero stati molto più facili da realizzare per i nostri sostenitori, e allora abbiamo avviato il tesseramento e organizzato i congressi così come li chiedeva lui. Ora che siamo pronti con tessere e congressi, Fitto torna a parlare di primarie. Ha ragione Toti quando parla di avviare un tavolo di confronto, un’apertura che molti gli hanno contestato e che per me è invece giusta. Chi lo ha criticato non ha compreso che, invece, questa strategia è volta a trovare un soluzione e a limitare l’atteggiamento di Fitto che, a volte, sembra più voler protestare sui media che costruire all’interno del partito.