Gentile si dimette: mio è gesto di generosità verso il Paese

"Torno a fare politica nelle istituzioni, come segretario di Presidenza, e nella mia regione, come coordinatore regionale". E’ quanto scrive il senatore Antonio Gentile in una lunga lettera indirizzata al premier Matteo Renzi, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al segretario Ncd Angelino Alfano annunciando di rinunciare all’incarico di sottosegretario alle Infrastrutture.

"Le mie dimissioni – spiega Gentile – sono un gesto di generosità verso un Paese che non deve e non può attardarsi su una vicenda inesistente" e comunque "per chiarire tutto ci vorrà poco tempo e mi auguro che a quel punto ci sarà chi avrà l’umiltà di scusarsi".

"Chiedo solo che si faccia luce su tutto e che chi ha inteso esprimere giudizi inaccettabili sulla mia persona si ravveda davanti alla verità terza e oggettiva che sarà scritta dai giudici, ma che è già ben presente nella mia coscienza", scrive tra l’altro gentile che ringrazia "il presidente Renzi per l’onore accordatomi e Alfano per la fiducia espressami, oltre che i parlamentari del Ncd che hanno capito esattamente come la volontà pervicace di colpire Renzi si sia espressa utilizzando il mio nome". E in effetti fin dalla sua nomina le opposizioni erano partite lancia in resta per chiederne la rimozione. Da ultimo oggi il Movimento Cinque Stelle aveva dato vita a un altro capitolo della sua battaglia a suon di mozioni di sfiducia contro il governo Renzi (ne ha presentate già due contro i ministri Federica Guidi e Giuliano Poletti, entrambe respinte) e aveva annunciato quella che avrebbe riguardato Gentile, finito nel mirino dei pentastellati, ma non solo, per presunte pressioni che avrebbe fatto in modo indiretto sul quotidiano "L’ora della Calabria" per non far pubblicare un articolo su suo figlio.

Ad annunciare la mossa del M5S era stato proprio Grillo dal suo blog e in giornata era arrivata la conferma ufficiale da parte dei due capigruppo alle Camere Federico D’Incà e Vincenzo Maurizio Santangelo: "Con la nomina di Antonio Gentile, Matteo Renzi ha gettato definitivamente la maschera. Quella di un giovane che copre il vecchio regime", esordiscono i due parlamentari in un comunicato che ricorda molto l’accusa fatta vis-à-vis al premier da Grillo durante lo streaming andato in scena per le consultazioni a Montecitorio ("Sei un giovane vecchio", "Sei una persona buona, ma rappresenti un sistema marcio", aveva detto, tra l’altro, il comico genovese a Renzi). Il Movimento avrebbe presentato quindi due mozioni (una alla Camera e una al Senato) per far lasciare a Gentile il suo posto alle Infrastrutture perché "è anche per colpa di gente come lui che l’Italia si trova al 57esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa".

I Cinquestelle avevano tirato in ballo anche il Capo dello Stato sostenendo che "è scandaloso che il presidente Napolitano abbia avuto perplessità di carattere formale sulla nomina come ministro della Giustizia di un magistrato antimafia di altissimo livello quale è Nicola Gratteri mentre a oggi non abbia proferito parola sulla scelta di Gentile come sottosegretario". E per avallare la loro tesi avevano citato anche le parole della presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosi Bindi che ha definito un’intercettazione pubblicata sulla vicenda Gentile "inquietante", un documento che "apre una pista di ricerca molto importante per la Commissione nazionale. Cioè l’intreccio tra poteri mafiosi e comunicazione".

"Spero che il sottosegretario Antonio Gentile si dimetta", aveva ribadito Bindi, mentre era tutta la minoranza del Pd che fin dalla sua nomina aveva messo in campo un pressing incessante per un passo indietro del senatore del Nuovo Centrodestra. E oggi il lettiano Francesco Russo aveva rilanciato l’iniziativa dei direttori di alcune delle principali testate giornalistiche italiane (da Ferruccio de Bortoli del Corriere della Sera a Ezio Mauro di Repubblica, da Roberto Napoletanodel Sole 24 ore a Mario Calabresi della Stampa, fino aEnrico Mentana del Tg La7) che si sono spesi personalmente per chiedere la rimozione del sottosegretario: "Mi associo all’appello di Ferruccio De Bortoli, Mario Calabresi, Roberto Napoletano, Ezio Mauro ed Enrico Mentana: un sottosegretario che ha fatto pressioni per evitare la pubblicazione di una notizia deve essere sostituito immediatamente, senza se e senza ma", aveva detto Russo, sottolineando allo stesso tempo che "un progetto politico viene valutato anche sulla base della squadra che mette in campo. Credo sia ora di smetterla davvero con gli autogol perché a furia di farne tanti si rischia davvero di perdere la partita. E di servire, per l’ ennesima volta, un assist a porta vuota a Silvio Berlusconi".

A chiamare direttamente in causa il presidente del Consiglio era stato anche uno dei grillini più di "peso" della pattuglia parlamentare a cinquestelle, il presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico, che aveva accusato il premier Renzi di non volersi assumere le sue responsabilità e in un post su Facebook aveva spiegato che "in queste ore Lorenzo Guerini (portavoce Pd) sta scaricando la responsabilità della scelta su Alfano: ‘Siamo un governo di coalizione, deve decidere il ministro dell’Interno se ritirare o meno Gentile. Lo ha proposto lui’". E Renzi che fa? accusa Fico: "Non una parola, eppure il premier è lui". Intanto Sel aveva presento alla Camera una mozione, primo firmatario Claudio Fava, che chiedeva le dimissioni del sottosegretario. "La nomina del senatore Gentile a sottosegretario – aveva sottolineato Fava – oltre a calpestare la dignità di quei giornalisti che quotidianamente hanno il coraggio di non tacere di fronte all’arroganza del potere colpisce alle fondamenta il difficilissimo percorso di ricostruzione di libertà e d’identità che tanti calabresi, giornalisti e non, stanno conducendo". Per Fava "ragioni di opportunità e precauzione avrebbero dovuto indurre il governo ad evitare che simili personalità possano assumere importanti cariche istituzionali. Dal governo che dichiarava di voler cambiare verso all’Italia ci si aspettava davvero qualcosa di più. Matteo Renzi farebbe bene a revocare la nomina a sottosegretario al senatore calabrese", aveva concluso l’esponente di Sel.

A prendere le difese di Gentile sono stati da subito i suoi compagni di partito e oggi Maurizio Sacconi aveva parlato di vicenda "maledettamente emblematica dell’ormai ventennale giustizialismo italiano cui si sono adeguati quasi tutti, dai mezzi di informazione agli stessi settori politici autoproclamatisi garantisti". "Sul senatore Gentile non c’è nulla. Né in termini di fatto, né in termini di diritto – aveva sostenuto il presidente dei senatori Ncd – eppure molti applicano su di lui una giustizia sommaria senza contraddittorio e sugli altri il doveroso rispetto della presunzione di non colpevolezza fino a prova contraria. Noi rimaniamo garantisti a tutto tondo, verso Gentile, Berlusconi, Barraciu, Grillo e chiunque altro". "Probabilmente l’ultimo presidio contro il non risolto giustizialismo", ha rincarato l’ex ministro del Lavoro, che ha lanciato anche un avvertimento: "Non converrebbe a nessuno se anche noi ci adeguassimo chiedendo le dimissioni di tutti coloro che sono sfiorati dal sospetto. L’ultimo dovrebbe presto spegnere la luce perché, come diceva Pietro Nenni ai moralisti di comodo, ‘c’è sempre un puro più puro che ti epura’". Tutta politica, invece, la lettura della vicenda che ne ha dato Nichi Vendola: "Lo scandalo del sottosegretario Gentile è poca cosa se paragonata al pieno connubio di questo governo con il Caimano".