"Nell’area euro non c’è nessuna deflazione e la stretta monetaria non sta mettendo in pericolo il tentativo di ripresa del Vecchio continente". E’ quanto afferma il presidente della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo di inizio mese. L’Eurotower lascia così invariato il tasso di interesse confermandolo al minimo storico, lo 0,25%. "La nostra politica monetaria rimane accomodante fino a quando sarà necessario, per un esteso periodo di tempo". "Voglio enfatizzarlo con forza – ribadisce il governatore della Bce – perché è importante che si sappia che la Banca centrale europea rimane vigile e molto attenta a eventuali peggioramenti della crisi". Insomma, un Draghi pronto a intervenire in qualsiasi momento con tutti gli strumenti a disposizione, qualora fosse necessario. Sebbene la decisione sui tassi d’interesse fosse in gran parte attesa dal mercato, diversi osservatori non avevano escluso per oggi qualche provvedimento di carattere straordinario come l’introduzione di nuova liquidità nelle banche, condizionata questa volta al sostegno dell’economia reale e al finanziamento delle imprese, proprio come avviene in Gran Bretagna. Tuttavia, le contingenze non hanno suggerito un cambiamento della politica monetaria della Bce. "Abbiamo avuto una discussione ampia su tutti gli strumenti a disposizione – sottolinea Draghi – e siamo pronti a mettere in atto qualsiasi intervento, qualora si presentasse la necessità".
Per eventuali mosse straordinarie, dunque, bisognerà attendere la prossima riunione dell’Eurotower, durante i primi giorni di marzo, quando saranno disponibili le nuove previsioni economiche. Quanto all’analisi del livello d’inflazione, un suo peggioramento durante l’ultimo periodo, secondo il presidente dell’Eurotower, non dovrebbe mettere a rischio il tentativo di ripresa dell’eurozona. I prezzi al consumo (scesi a +0,7%) hanno avuto un declino soprattutto a causa del calo della domanda energetica, ma nel medio periodo dovrebbe esserci una risalita dei prezzi, comunque sotto il target del 2%. I tecnici della Bce parlano di una crescita migliore delle attese negli ultimi due trimestri. E’ prevista una ripresa dell’attività economica "a un ritmo lento" e dovrebbe materializzarsi anche un miglioramento della domanda interna. "La ripresa dell’economia – evidenzia Draghi – sta procedendo secondo le nostre aspettative, anche se rimane debole". "Il tasso di disoccupazione nell’area euro rimane infatti molto alto". Per questo, a suo giudizio, i Paesi membri dovranno continuare con i progressi nelle riforme strutturali e nei consolidamenti fiscali. "Le riforme – avverte – saranno fondamentali per consolidare la crescita nella zona euro".
Quanto ai timori legati ai mercati emergenti, che da metà gennaio mettono tensione sui mercati, rassicura: "Stiamo monitorando la situazione e i mercati europei hanno mostrato un buon livello di resistenza di fronte a queste turbolenze; i tassi d’interesse dell’area euro, infatti, sono rimasti piuttosto stabili". Infine, quanto al sistema bancario, il governatore della Bce sottolinea come gli effetti della percezione del rischio sul credito degli istituti siano tornati "ai livelli precedenti al 2010, se non a livelli pre-crisi". In buona sostanza c’è una maggiore fiducia nelle banche e nel processo di credito: "Se guardiamo agli ultimi due mesi, i flussi di credito si stanno stabilizzando, sono meno gravi e molte imprese riescono a finanziarsi sul mercato riuscendo anche a emettere bond". E a proposito dell’Asset Quality Review – il check-up dei bilanci delle principali banche dell’Eurozona a cui seguiranno gli stress test europei – Draghi ha spiegato come all’inizio potrebbero dare effetti negativi sul credito in quanto molte banche stanno riducendo (in alcuni casi in maniera consistente) il proprio indebitamento. Nel medio e lungo periodo, però, quando il sistema bancario sarà più resistente e capace di prestare, gli effetti delle nuove regole saranno fortemente positivi. L’auspicio della Banca centrale europea è che un "sistema più solido e trasparente" del settore bancario limiterà il cosiddetto credit crunch dando un forte impulso alla ripresa dell’Eurozona.






























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